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Mike Flanagan ha compiuto un nuovo miracolo (seriale). Non usiamo l’espressione a caso visto il suo attaccamento alla religione, cresciuto a Salem e a scuola dalle suore, per riflettere nella sua intera poetica cinematografica e televisiva sul rapporto tra l’umanità e Dio: l’ultimo esempio è Carrie, la serie su Prime Video dal 7 ottobre. Era già riuscito nell’impossibile nelle sue miniserie per Netflix, trasponendo grandi classici della letteratura horror in moderni adattamenti per parlare – come ha sempre fatto il genere – della nostra società.
In Carrie Flanagan abbraccia dolcemente il libro cult di Stephen King per trasformarlo in qualcos’altro: un prodotto che non manca di evocare il passato ma parla soprattutto alle generazioni di oggi, adulti e adolescenti. Prende per mano la storia di questa ragazza – che potrebbe essere figlia del Diavolo e da lui prendere poteri ultraterreni – che, dopo la morte del padre, si trova costretta a uscire di casa, dove aveva vissuto e studiato fino a quel momento. L’autore lo fa per imbastire un’analisi sociologica sugli adolescenti nativi digitali: il bullismo subìto dalla protagonista nel romanzo e nel film cult di Brian De Palma diventa cyberbullismo. Tutti si dimostrano bulli nei suoi confronti, impauriti dal suo approccio al mondo, perfino la madre che diceva di volerla proteggere.


Un approccio “puro” quasi come quello di un neonato, che scopre addirittura il ciclo mestruale in modo traumatico – per un coming of age intriso nel sangue. Ciò porta con sé una delle tante domande scomode che la serie pone agli spettatori: quanto è giusto tenere all’oscuro i giovani sul mondo là fuori?? Rendiamo loro più liberi di farsi un’idea rispetto a ciò che la società, il governo, le istituzioni vogliono che siano e pensino, oppure proteggiamo noi stessi dalle responsabilità meno accomodanti? Quanta percentuale spetta alle famiglie e quanta al sistema scolastico nell’educazione delle nuove generazioni?
Incredibilmente (o forse no) Carrie White si fa portatrice di un messaggio che già Ted Lasso aveva provato ad inculcare nella mente e nei cuori degli spettatori fin dalla pandemia: in un mondo che vive di violenza e prevaricazione, perché la risposta deve necessariamente essere altra violenza e altra prevaricazione? Perché non può essere un semplice sorriso, un gesto gentile, un pizzico d’empatia? Forse non è poi così incredibile che sia proprio un horror a chiedercelo. Non è la prima volta che Flanagan tinge di rosso – e di morte – un teen drama, dopo The Midnight Club, e se lo fa è per destare gli animi di tutti: la madre di Carrie – una Samantha Sloyan mai così straordinaria – diventa addirittura una star dei social con un messaggio ben preciso: come vogliamo educare i nostri figli? Vogliamo premiarli, giustificarli o vogliamo punirli quando si comportano in modo sbagliato?


La serie diviene anche una dissertazione, avvincente e puntuale, su tutte le sfaccettature e punti di vista dell’orrore della crescita: una strada sanguinolenta, dolorosa, da cui non si può più tornare indietro. La modernità non è presente solo negli smartphone e nella tecnologia, o negli account Instagram anonimi che profumano di Gossip Girl, ma anche in ciò che viene dopo la tragedia a cui va inevitabilmente incontro Carrie. Questi device ci stanno rendendo forse più soli invece che parte di una comunità, ci stanno facendo perdere l’empatia verso il prossimo; ci ricordano quanto ne siamo dipendenti per un briciolo d’attenzione, quanto cerchiamo lì una validazione sul nostro modo di essere e di comportarci, piuttosto che nella vita reale.
L’horror si fa così anche documentario – proprio quando sui social reali l’ultimo trend autoironico dei personaggi pubblici è fingere di prepararsi per un doc sulla propria vita personale o lavorativa. Questo aggiunge realismo ad un racconto già profondamente legato, amaramente, alla realtà quotidiana. L’America del serial non è più quella di Nixon o di Ford, ma quella di Trump, un bullo alla Casa Bianca; l’America delle armi ad ogni costo, dell’inclusività di facciata, dei metal detector nelle scuole, delle esercitazioni contro possibili attacchi terroristici tra le mura educative. Ancora una volta: quanto i nostri figli devono essere preparati agli orrori del mondo e quanto a lungo dev’essere preservata la loro purezza?


Su Prime Video l’autore conferma di aver trovato la propria vocazione (altro termine che scegliamo non a caso) nel racconto seriale, poiché la struttura episodica gli permette di approfondire il messaggio insito nei suoi lavori, e a noi spettatori di assimilarlo e comprenderlo.
Flanagan chiama a raccolta tutte le figure femminili che hanno fatto la storia della persecuzione di genere, additate come streghe e bruciate sul rogo, e chiude simbolicamente con un grosso incendio. La congrega è ciò che fa da sfondo alla storia di Carrie, ciò a cui forse lei dovrebbe aspirare: perché se troviamo la nostra comunità, la nostra gente, forse non saremo più soli nemmeno un giorno della nostra vita.
