Mike Flanagan ha compiuto un nuovo miracolo (seriale). Non usiamo l’espressione a caso visto il suo attaccamento alla religione, cresciuto a Salem e a scuola dalle suore, per riflettere nella sua intera poetica cinematografica e televisiva sul rapporto tra l’umanità e Dio: l’ultimo esempio è Carrie, la serie su Prime Video dal 7 ottobre. Era già riuscito nell’impossibile nelle sue miniserie per Netflix, trasponendo grandi classici della letteratura horror in moderni adattamenti per parlare – come ha sempre fatto il genere – della nostra società.

In Carrie Flanagan abbraccia dolcemente il libro cult di Stephen King per trasformarlo in qualcos’altro: un prodotto che non manca di evocare il passato ma parla soprattutto alle generazioni di oggi, adulti e adolescenti. Prende per mano la storia di questa ragazza – che potrebbe essere figlia del Diavolo e da lui prendere poteri ultraterreni – che, dopo la morte del padre, si trova costretta a uscire di casa, dove aveva vissuto e studiato fino a quel momento. L’autore lo fa per imbastire un’analisi sociologica sugli adolescenti nativi digitali: il bullismo subìto dalla protagonista nel romanzo e nel film cult di Brian De Palma diventa cyberbullismo. Tutti si dimostrano bulli nei suoi confronti, impauriti dal suo approccio al mondo, perfino la madre che diceva di volerla proteggere.

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Summer H. Howell, Joel Oulette (Robert Falconer/Prime)

Un approccio “puro” quasi come quello di un neonato, che scopre addirittura il ciclo mestruale in modo traumatico – per un coming of age intriso nel sangue. Ciò porta con sé una delle tante domande scomode che la serie pone agli spettatori: quanto è giusto tenere all’oscuro i giovani sul mondo là fuori?? Rendiamo loro più liberi di farsi un’idea rispetto a ciò che la società, il governo, le istituzioni vogliono che siano e pensino, oppure proteggiamo noi stessi dalle responsabilità meno accomodanti? Quanta percentuale spetta alle famiglie e quanta al sistema scolastico nell’educazione delle nuove generazioni?

Incredibilmente (o forse no) Carrie White si fa portatrice di un messaggio che già Ted Lasso aveva provato ad inculcare nella mente e nei cuori degli spettatori fin dalla pandemia: in un mondo che vive di violenza e prevaricazione, perché la risposta deve necessariamente essere altra violenza e altra prevaricazione? Perché non può essere un semplice sorriso, un gesto gentile, un pizzico d’empatia? Forse non è poi così incredibile che sia proprio un horror a chiedercelo. Non è la prima volta che Flanagan tinge di rosso – e di morte – un teen drama, dopo The Midnight Club, e se lo fa è per destare gli animi di tutti: la madre di Carrie – una Samantha Sloyan mai così straordinaria – diventa addirittura una star dei social con un messaggio ben preciso: come vogliamo educare i nostri figli? Vogliamo premiarli, giustificarli o vogliamo punirli quando si comportano in modo sbagliato?

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Summer H. Howell (Courtesy of Prime)

La serie diviene anche una dissertazione, avvincente e puntuale, su tutte le sfaccettature e punti di vista dell’orrore della crescita: una strada sanguinolenta, dolorosa, da cui non si può più tornare indietro. La modernità non è presente solo negli smartphone e nella tecnologia, o negli account Instagram anonimi che profumano di Gossip Girl, ma anche in ciò che viene dopo la tragedia a cui va inevitabilmente incontro Carrie. Questi device ci stanno rendendo forse più soli invece che parte di una comunità, ci stanno facendo perdere l’empatia verso il prossimo; ci ricordano quanto ne siamo dipendenti per un briciolo d’attenzione, quanto cerchiamo lì una validazione sul nostro modo di essere e di comportarci, piuttosto che nella vita reale.

L’horror si fa così anche documentario – proprio quando sui social reali l’ultimo trend autoironico dei personaggi pubblici è fingere di prepararsi per un doc sulla propria vita personale o lavorativa. Questo aggiunge realismo ad un racconto già profondamente legato, amaramente, alla realtà quotidiana. L’America del serial non è più quella di Nixon o di Ford, ma quella di Trump, un bullo alla Casa Bianca; l’America delle armi ad ogni costo, dell’inclusività di facciata, dei metal detector nelle scuole, delle esercitazioni contro possibili attacchi terroristici tra le mura educative. Ancora una volta: quanto i nostri figli devono essere preparati agli orrori del mondo e quanto a lungo dev’essere preservata la loro purezza?

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Summer H. Howell as Carrie White (Robert Falconer/Prime)

Su Prime Video l’autore conferma di aver trovato la propria vocazione (altro termine che scegliamo non a caso) nel racconto seriale, poiché la struttura episodica gli permette di approfondire il messaggio insito nei suoi lavori, e a noi spettatori di assimilarlo e comprenderlo.

Flanagan chiama a raccolta tutte le figure femminili che hanno fatto la storia della persecuzione di genere, additate come streghe e bruciate sul rogo, e chiude simbolicamente con un grosso incendio. La congrega è ciò che fa da sfondo alla storia di Carrie, ciò a cui forse lei dovrebbe aspirare: perché se troviamo la nostra comunità, la nostra gente, forse non saremo più soli nemmeno un giorno della nostra vita.