Caro Evan Hansen

Adolescenza e ansia sociale: Stephen Chbosky porta sullo schermo l'omonimo spettacolo di Broadway, un dramedy-musical capace di arrivare al cuore. Alla Festa di Roma, in coproduzione con Alice nella Città

15 Ottobre 2021
3,5/5
Caro Evan Hansen
Ben Platt in Caro Evan Hansen - © 2021 Universal Studios

“Caro Evan Hansen…”. Un esercizio di autoconsapevolezza finisce per generare un equivoco dalle conseguenze potenzialmente disastrose.

Evan è un liceale affetto da ansia sociale. Una delle lettere che scrive a se stesso per motivarsi, come suggeritogli dal terapista, viene rubata da un suo compagno di classe, il problematico Connor, e poi trovata dalla madre e dal patrigno di Connor dopo che questi si è tolto la vita.

La lettera suscita nei due affranti genitori la speranza che Connor avesse trovato un amico in Evan. Per compassione, Evan inventa la storia di un’amicizia mai esistita: la sua bugia avrà effetti inattesi.

Dopo Noi siamo infinito e Wonder, Stephen Chbosky porta sullo schermo l’omonimo musical di successo di Benj Pasek e Justin Paul (i parolieri di La La Land) con libretto di Steven Levenson: ne viene fuori un dramedy dal meccanismo impeccabile, con Ben Platt – già protagonista dello spettacolo nei teatri, nonché figlio del produttore del film, Marc Platt – che conferma una volta di più il versatile talento già mostrato ad esempio in The Politician, la serie Netflix di Ryan Murphy.

Ben Platt e Julianne Moore in Caro Evan Hansen – © 2021 Universal Studios

In continua osservazione degli altri e vittima di auto-sabotaggi che lo convincono quotidianamente di essere invisibile agli altri, Evan finisce suo malgrado per assecondare la speranza di quei due genitori distrutti dal dolore. Ma quella menzogna lo aiuterà in un certo modo a conoscere meglio se stesso e a scoprire i lati più nascosti delle persone, anche quelle che agli occhi di tutti sembrano maggiormente integrate, o cool.

Supportato da un cast pressoché perfetto (Julianne Moore è la mamma di Evan, infermiera costretta ai doppi turni, spesso notturni, Amy Adams la mamma del ragazzo suicida, Kaitlyn Dever è Zoe, la sorella di Connor nonché la ragazza per cui Evan nutre una cotta segreta, Amandla Stenberg è Alana, la compagna di scuola sempre in prima linea ma che in realtà nasconde delle fragilità), Stephen Chbosky si rimette ancora una volta ad altezza adolescente e confeziona un prodotto dalle enormi potenzialità, capace di arrivare al cuore ragionando sulla gestione individuale del dolore, sull’accettazione di noi stessi, degli altri e, soprattutto, sulla capacità di saper ascoltare il prossimo.

Ben Platt e Kaitlyn Dever in Caro Evan Hansen – © 2021 Universal Studios

“Non siamo soli”, è questo in fondo il punto nevralgico dell’intera narrazione, poggiata abilmente sull’equilibrio di una mescolanza tra ironia, dramma e performance canore. E poco importa se Ben Platt in realtà ha 28 anni e non è più un liceale, o se il cambiamento di Evan (dalla chiusura totale verso il mondo alla disinvoltura in certi rapporti, dapprima impensabile) possa apparire troppo semplicistico o, ancora, se in alcuni frangenti si poteva accorciare qualche situazione: quello che conta è che il film arrivi a dama, parlando allo stesso tempo ad un pubblico di adolescenti (non a caso il musical prende spunto da un fatto accaduto a Pasek durante il liceo, quando alla morte di uno studente fece seguito un moto di partecipazione che coinvolse anche ragazze e ragazzi che non l’avevano mai conosciuto) e ai loro genitori.

Affinché non ci si ritrovi a dover “costruire” amicizie retroattive, quando ormai è troppo tardi. Per uscire dal guscio di autoconvincimenti deleteri e poter combattere, insieme magari, qualsiasi tipo di fobia.

In anteprima italiana alla Festa di Roma – in coproduzione con Alice nella Città – Caro Evan Hansen sarà distribuito da Universal Pictures a partire dal 2 dicembre.

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