Ambulance

Sparatorie, inseguimenti, esplosioni: intrattenimento e spettacolarità non mancano. Ma come (quasi) sempre nel cinema di Michael Bay a regnare è il sovraccarico e alla lunga sfianca

23 Marzo 2022
2,5/5
Ambulance
Ambulance di Michael Bay - © 2021 Universal Studios. All Rights Reserved

Tutto in una giornata. Michael Bay produce e dirige Ambulance, approfitta del lockdown 2020 per avere tutte le strade di Los Angeles libere e declina alla sua maniera lo script di Chris Fedak, a sua volta ispirato all’omonimo film danese del 2005 diretto da Laurits Munch-Petersen.

Lo spunto è praticamente lo stesso: due rapinatori prendono in ostaggio un’ambulanza per fuggire dopo un colpo che si è messo malissimo.

Yahya Abdul-Mateen II e Jake Gyllenhaal in Ambulance – © 2021 Universal Studios. All Rights Reserved

Nella fattispecie, stavolta, al centro del racconto abbiamo il decorato veterano di guerra Will Sharp (Yahya Abdul-Mateen II), che dopo innumerevoli tentativi è alla disperata ricerca di denaro per coprire le spese mediche di sua moglie. Per farlo chiede aiuto alla persona meno indicata – suo fratello adottivo Danny (Jake Gyllenhaal) – un carismatico criminale in carriera, che gli propone la più grande rapina in banca nella storia di Los Angeles: bottino previsto 32 milioni di dollari. Il resto della banda è quello che è e quando la loro fuga viene compromessa, i fratelli disperati prendono in ostaggio un’ambulanza con a bordo un poliziotto ferito che lotta per la vita e l’esperta paramedico Cam Thompson (Eiza González).

Il format non è nuovo – si pensi anche al recente, solido esordio del nostro Alessandro Tonda, che con The Shift rinchiudeva in un’ambulanza di Bruxelles due paramedici insieme ad un giovane attentatore islamico – e, come sempre, il cinema pirotecnico di Michael Bay non lascia spazio a fraintendimenti: sparatorie, inseguimenti, esplosioni, in 136’ (troppi, oggettivamente) il regista dei vari Armageddon, Bad Boys, Transfomers e compagnia cantante si affida ad un breve prologo per introdurre con la classica alternanza i personaggi sui quali poi il racconto finirà per concentrarsi.

Michael Bay con il cast sul set del film – © 2021 Universal Studios. All Rights Reserved

Capiamo così senza difficoltà che l’altissima professionalità di Cam va di pari passo ad un distacco emotivo rintracciabile in un buco nero del suo passato, come allo stesso modo il rapporto tra i due fratelli “diversi” sia profondissimo perché figlio di un’infanzia vissuta inseparabilmente ma, al tempo stesso, incrinato da scelte di vita “adulte”: da una parte la volontà di continuare ad emulare un padre rapinatore leggendario, dall’altra la via della rettitudine, degli affetti, della costruzione di una famiglia da amare.

Nel chiuso di quell’ambulanza che sfreccia sulle highways losangeline Michael Bay tenta di incastrare dunque anche il vissuto e lo spessore di caratteri forti ed eterogenei, mentre fuori (SIS, FBI, polizia) si tenta di capire come fermare quella folle corsa senza mettere a repentaglio la vita dei due ostaggi.

Eiza González in Ambulance – © 2021 Universal Studios. All Rights Reserved

Insomma, l’intrattenimento c’è, la spettacolarità è garantita, come anche la voglia di alternare momenti profondi (al limite del temibile il finalone con ralenty-lacrima-fanfare) ad alleggerimenti di tono, fatti anche di prese in giro o omaggi al suo stesso cinema (il dialogo su una battuta di Sean Connery presente in The Rock, ma anziché al film l’altro pensa all’attore – Dwayne Johnson – “quello che faceva il wrestler”) e a quello di tanti altri (come non ripensare, ad esempio, all’iconico inseguimento di Terminator 2, quando l’ambulanza inizia a percorrere i canaloni del Los Angeles River?).

Tensione e azione, tentativo di scavo e ironia (l’operazione per salvare la vita all’agente ferito con l’ausilio di tre chirurghi – due dei quali sul campo di golf – in videochiamata; il capo del SIS, interpretato da Garret Dillahunt, vagamente somigliante a Jürgen Klopp, con il suo enorme cagnone al seguito…), alla fine – come quasi sempre nel cinema di Michael Bay – a regnare è il sovraccarico. E alla lunga sfianca.

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