Alita – Angelo della battaglia

Il "sogno" di James Cameron fa i conti con la realtà del film di Rodriguez: baraccone 3D dalla struttura e dal ritmo involuto. Non un buon omaggio al manga di Yukito Kishiro

8 Febbraio 2019
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Alita – Angelo della battaglia

26° secolo. In un deposito di rottami il dottor Daisuke Ido (Christoph Waltz) trova i resti di un cyborg, il cui cervello è però ancora funzionante. Senza alcun ricordo della sua vita precedente, fatta eccezione per l’incredibile addestramento nelle arti marziali memorizzato dal suo corpo, Alita (Rosa Salazar), questo il nome con cui la battezza il dottor Ido, diventa una spietata cacciatrice di taglie, sulle tracce dei peggiori criminali del mondo.

Sei anni dopo il secondo, dimenticabile, Sin City (Una donna per cui uccidere), Robert Rodriguez porta sullo schermo l’omonimo manga di Yukito Kishiro (Gunnm in originale, datato 1991), a quanto pare “vecchio” sogno cinematografico di James Cameron, che qui figura in veste di sceneggiatore e di produttore.

Non è difficile capirne il motivo (profondo), considerate l’ambientazione e quant’altro. Peccato che poi però il progetto Avatar lo avrebbe tenuto occupato da qui all’eternità, quindi copione ceduto con nonchalance a Rodriguez (vecchio fan del manga), qualche revisione, un budget all’incirca di 200 milioni di dollari e il “gioco” è fatto.

Due città, una sospesa, ricca e irraggiungibile (Salem), che scarica i propri rifiuti su quella sottostante, una gigantesca metropoli abitata da poveracci e cyborg cacciatori di taglie, dove di fatto si svolge l’intera vicenda del film.

Cromature e polverosità post-apocalittica (il tutto avviene “300 anni dopo la caduta”…) incastrate in un 3D che poco migliora, narrazione e incroci tra personaggi che poco avvincono, struttura e ritmo che mettono a dura prova: Alita vorrebbe essere il trionfo visivo di un ideale cyber-punk postmoderno e futurista ma finisce per rimanere avvolto nella stessa nube garbage da cui tutto prende le mosse.

Resta indubbia la spettacolarità di alcuni momenti, come le sequenze relative al Motorball (disciplina sportiva immaginaria nata proprio dalla fantasia di Yukito Kishiro, in cui cyborg dotati di armi da contatto ed armature protettive si contendono il possesso di una pesante sfera metallica in un circuito stile Indianapolis) ma stupisce quanto l’utilizzo di un cast di tutto rispetto – dal già citato Waltz passando per Mahershala Ali, Jennifer Connelly, per arrivare al (terribile) cammeo finale di Edward Norton – non riesca a donare nessun valore aggiunto ad un film tutto sommato già visto. Noioso oltre il consentito, oltremodo prolisso (122’), con finale ovviamente aperto a nuove (temibili) possibilità.

 

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LucaMarco MFabrizio de santis Recent comment authors
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Fabrizio de santis
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Fabrizio de santis

Felice di constatare, che la quì presente recensione, rimane ad ora, l’unica negativa di almeno un altra decina da me lette !!!
Ovviamente NON sono assolutamente d’accordo su nessun punto negativo da te citato.
Mi rimane il dubbio che il recensore rientri nella categoria “sfegatato integralista” dell’opera cartacea originale, che non gli permette obbiettivita’, e gli appanna la mente.
Io HO l’opera originale da 20 anni, e aspettavo, oltremodo, questo film da altrettanto !
Sono molto soddisfatto del risultato in TUTTE le sue forme….. tranne che per il finale “aperto”, ma che immaginavo fosse , visto la lunghezza dell’opera cartacea.

Marco M
Ospite
Marco M

Ho visto il film e per me è un capolavoro sia per come è girato (3D finalmente all’altezza delle aspettative) sia per la storia e l’interpretazione. Merita il massimo delle stelle.

Luca
Ospite
Luca

L ho appena vista. Per me è un capolavoro. Personaggi da tragedia, estetica visiva da capogiro. L inizio di una nuova epopea cinematografica. Magnifico. 5stars

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