Alice in Wonderland

Funziona a metà l'affinità con Carroll: spettacolare ma freddo il paese delle meraviglie di Burton

3 Marzo 2010
3/5
Alice in Wonderland
Alice in Wonderland

Vi si afferma il contrario, ma in Alice in Wonderland l’impossibile non sempre è possibile.
A dispetto del suo tono fatato, leggero, privo delle solite sfumature dark, il nuovo Tim Burton appare quasi disincantato, non convinto del tutto della praticabilità dei sogni (se non in funzione mercantile). Eloquente metafora quella del matrimonio. Lavora a più livelli, introdotta da Burton grazie all’unica licenza narrativa del film rispetto al libro. Muta l’età della protagonista, che non è una bambina ma nemmeno un’adulta, impantanata com’é nella terra di mezzo dell’adolescenza dove l’insofferenza cresce di pari passo con l’esposizione sociale. Naturale che le nozze combinate con lord Hamish – iperbole del conformismo e dell’ovvietà – non si realizzino. L’indisponibilità stavolta è dalla parte dei freaks, “i matti e migliori” che non sanno che farsene dei normali. Rivincita amara che costa una separazione: la trasmissibilità dei mondi di Carroll diviene strappo irreversibile in Burton. Come se il sogno attenesse al sogno, la veglia alla veglia. E se anche Alice acquisirà maggiore consapevolezza solo dopo il viaggio nel mondo onirico, la sua crescita sarà soprattutto un rifiuto di scendere a patti con la realtà, giudicata non meno insensata di Sottomondo (e una volta tornata liquiderà lo squilibrio della vecchia zia come semplice caso psichiatrico).
In questo scambio fallito c’è tutta la misura emotiva dell’operazione, insolitamente fredda rispetto agli standard di Burton. Come se l’affinità elettiva con Carroll – cantore dell’immaginazione anche lui – si fosse tradotta in automatismo senza partecipazione. E’ ammirevole come sempre il talento visionario (esaltato dal 3D), la cura del dettaglio, la direzione degli attori (formidabili Johnny Depp ed Helena Bonham Carter, bene la Wasikowska, insopportabile la Hathaway), ma mancano sentimenti veri, personaggi memorabili e poesia. E la vera magia che ancora in Sweeney Todd nasceva dall’incontro tra normalità e mostruosità, qui è norma e artificio di un paese delle meraviglie lontano e digitale.

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