A casa nostra

Denaro e potere, giustizia e impunità nell'Italia raccontata da Fracesca Comencini. Bravi Luca Zingaretti e Valeria Golino

3 Novembre 2006
A casa nostra
A casa nostra

Un’Italia di furbi e di faccendieri contrapposta a quella di chi lavora, soffre, sopravvive,
tenta di arrivare a fine mese, si arrabatta come può; un Paese stanco e malato che non assiste al trionfo della verità e della giustizia ma contemporaneamente non si rassegna al sopruso, alla meschinità, allo sfruttamento. E’ un quadro sincero e dolente, che Rita, una bravissima Valeria Golino nei panni di un Capitano della Guardia di Finanza caparbia e sensibile in una Milano triste e livida, così come la racconta Francesca Comencini nel suo ultimo film, dipinge con una veloce, tagliente immagine, rivolgendosi ad Ugo, grande Luca Zingaretti, banchiere di malaffare ancora a piede libero, personaggio liberamente tratto da casi di recente cronaca italiana: “Voi come vi permettete! Credete di poter fare quello che vi pare? Ma questo paese è pure casa nostra”. E’ un coraggioso impegno civile, di cui si avverte l’urgenza e l’attualità, che trasuda dal personaggio della donna a quello della regista, autrice anche del soggetto e della sceneggiatura, insieme a Franco Bernini. Un impegno che la musica di Verdi (Traviata e Rigoletto), scelta quale commento musicale, riporta all’identità di una “patria” nata col sacrificio di molti e oggi vilipesa per la disonestà e la finzione di pochi, generalmente potenti nella politica e nell’economia. Nel film s’incrociano diversi protagonisti simbolo di situazioni tipiche della vita quotidiana a diversi livelli: chi non paga le tasse, chi si prostituisce, chi cerca di redimere il proprio passato (ed è un sempre più bravo Giuseppe Battiston), chi tenta il guadagno facile con mezzi illeciti (Luca Argentero, pieno di fascino), chi sfrutta gli altri e vuole possederli come oggetti, chi vuole svendere la vita e chi la vuole condurre onestamente. Insomma, uno spaccato di piccole realtà e di grandi proporzioni cinematografiche, in cui ci si ama, ci si odia, si mette a nudo la propria vulnerabilità, ci si illude, si tenta di rivendicare i propri diritti quando nessuno ti aiuta a farlo, in una storia circolare e volutamente frammentaria (un espediente non originale ma efficace) che gira, appunto, sul tema del denaro e del potere, del lavoro e dell’amore, della giustizia e della impunità. Una storia salutare per il cinema e per tutti noi.

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