Zitti zitti bau bau…

Cinofili versus cinefili? Macché, l'irresistibile terrier Uggy mette tutti d'accordo. Vedere il muto The Artist per credere
13 Dicembre 2011
Zitti zitti bau bau…

Da Lassie a Rex, passando per Pluto, già era difficile chiamare un attore cane, poi, è arrivata la Carolina Crescentini di Boris, alias la Cagna maledetta. Pari e patta, collare al centro: Uggy spezza gli equilibri, per sempre. Altro che cane d’attore, questo terrier è un attore d’un cane, e se potesse gareggiare agli Oscar risolverebbe, statuetta in bocca, l’eterno dissidio cinofili o cinefili? Macché, cinofili e cinefili.
Anagrammando i secondi, ci si scopre infelici, ma bastano due o tre pose canine in The Artist di Michel Hazanavicius (lusinghiero il preview in sala con 3mila euro di media copia, dal 16 dicembre in tutta Italia) per ritrovare il buon umore, e confermare la motivazione del Palm Dog di Cannes 2011 a Uggy: “one of the best performances ever in the history of the award… a lovely terrier”. Insieme al collare, s’è beccato una bella bottiglia di vodka: l’avrà bevuta?
A giudicare dalla foto qui a fianco, il dubbio è lecito, non la vittoria dell’undicesima edizione della Palma a quattro zampe inventata dal giornalista inglese Toby Rose: manifesta superiorità, e tutti gli altri a gareggiare per l’argento, andato alla Laika del Miracolo a Le Havre di Kaurismaki. Di cane in figlio, perché nel 2002 vinse il padre Tahti de L’uomo senza passato: nepotismo canino o questione di lana caprina? Chissà, ma nel palmares figura anche un italiano, il Vuk de Le quattro volte, che per la sua performance slapstick chez Michelangelo Frammartino si guadagnò una menzione speciale l’anno scorso.
Ma torniamo a  Uggy, che ne combina di belle, bellissime, e su tutti i fronti: aereo, auto, ed è pure – letteralmente – ignifugo, per non dire della sua capacità di “morire” a comando. Insomma, ci regala alcuni dei migliori tricks zanne & pelo della storia del cinema, da far impallidire – per rimanere al Palm Dog – mostri sacri quali Bruno Il cane giallo della Mongolia, il cagnino acrobatico della Vita è un miracolo di Kusturica e persino la volpe parlante “fuoriclasse” di Antichrist.
Ma quello di Uggy non è un assolo, bensì fa da spalla, e qualcosa di più, al George Valentin di Dujardin, e fa le pulci all’adagio “il cane è il miglior amico dell’uomo”: soprattutto, è il miglior amico dell’attore. Uggy e George sono come Stanlio & Ollio, Gianni e Pinotto: semplicemente, indissolubili, o per entrare nel merito retro di The Artist quel che era il Cosmo Brown di Donald O’Connor per il Don Lockwood di Gene Kelly. Ma Uggy è di gran lunga più smart, acuto e tenero: qua la zampa, non ve ne pentirete.
E c’è di più: una cane non parla, ma in un film muto? E’ un attore, punto e stop. Anzi, qualcosa più di un attore: vero, Uggy?

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