Venezia come Valore

Baratta e Barbera sicuri: "La Mostra ha ritrovato centralità internazionale". E sul verdetto che ha visto trionfare Lav Diaz: "Tra i più equilibrati degli ultimi anni"
Venezia come Valore

(Cinematografo.it/Adnkronos) – “Leonès! Chiamiamolo leonès e lasciamo il palmarès a Cannes”. La proposta semiseria pronunciata dal presidente della Biennale Paolo Baratta nella tradizionale conferenza stampa di bilancio della Mostra di Venezia ha un significato importante che va ben oltre la battuta: la centralità internazionale ritrovata e accresciuta del festival veneziano, che non ha più motivo di sentirsi subalterno al cugino francese.

Battute a parte (“Aspetto un paio di settimane per andare a vedere le ultime due ore del film vincitore, perché alla proiezione sono stato interrotto da un impegno istituzionale”, dice Baratta suscitando non poche risate), in effetti gli americani sono tornati in massa a Venezia e “questo perché – sottolinea il direttore della mostra Alberto Barbera – tre film di fila che hanno vinto l’Oscar sono stati lanciati qui: gli americani si sono resi conto che venire a Venezia, per quanto costi più di Toronto, è un buon investimento ed un ottimo trampolino internazionale. Poi vanno anche a Toronto perché è importante per il mercato domestico”.

Il Leone d’Oro però, argomentano i cronisti, è andato ad un film filippino che dura quasi quattro ore e che per ora non ha una distribuzione: “Ma è probabile che la troverà – dice Barbera – Diaz non è un autore facile ma ormai il suo lavoro è riconosciuto al livello internazionale”. Quanto al verdetto della giuria giudata da Sam Mendes, Barbera aggiunge: “È tra i più equilibrati degli ultimi anni. È stato premiato sia il grande cinema d’autore, che è la mission e il core business di un festival, sia film di grande qualità che guardano ad un pubblico più ampio possibile. Ed è un verdetto che riconosce l’impianto della nostra selezione”.

Gli americani non saranno rimasti delusi? “Assolutamente no – assicura Barbera – Hanno avuto diversi premi importanti. E vi assicuro che già subito dopo la premiazione qualcuno di loro già mi parlava di progetti per il prossimo anno”. “In poche parole – interviene Baratta – è ormai acclarato che Venezia crei valore. E forse il Leone d’Oro ad un film americano quest’anno non ci avrebbe nemmeno aiutato perché sarebbe potuto apparire come un ossequio alla loro presenza massiccia”.

Baratta tiene a sottolineare anche un altro aspetto del ‘Leonès’, per usare il suo neologismo: “Diaz è nato alla Mostra di Venezia, Tom Ford è nato alla Mostra di Venezia e Konchalovsky è nato alla Mostra di Venezia. La centralità di questa mostra è sotto gli occhi di tutti e la varietà dei premiati corrisponde alla varietà dei film presentati”, aggiunge Baratta, mentre Barbera conferma che per l’ex aequo sul Leone d’Argento alla regia la giuria di Mendes ha chiesto di poter agire in deroga al regolamento “perché ritenevano Konchalovsky ed Escalante entrambi meritevoli del premio. D’altronde succede ed è già successo qui come a Cannes”.

Diverso il discorso sugli italiani, rimasti fuori dai premi del concorso principale, per la prima volta senza polemiche: “Lo avevamo premesso che non era un semestre felice per il cinema italiano, nel senso che i grandi autori o avevano appena presentato un film o non avevano finito in tempo per Venezia i nuovi lavori. Così con i tre film italiani in concorso abbiamo cercato di dare più delle indicazioni di tendenza che di valori assoluti”.

Ma l’Italia e la Mostra gioiscono per Liberami, il doc di Federica Di Giacomo sugli esorcismi che ha vinto il premio al miglior film della sezione Orizzonti, “riportando -rileva Baratta- una regista italiana alla vittoria” di un premio al Lido, dopo quello all’opera prima ottenuto da Roberta Torre nel lontano 1997. “È un film bellissimo! Quando lo abbiamo visto siamo rimasti subito conquistati. Ed è la dimostrazione che il linguaggio documentario merita il suo spazio al fianco dei film di finzione. Perché ‘Liberami’ non emoziona meno dell’Esorcista”, dice Barbera. Qualcuno chiede se non meritasse il concorso principale e il direttore replica: “Ci avevamo anche pensato ma per fortuna l’abbiamo messo in Orizzonti così si è aggiudicato la vittoria”.

La Mostra, infine, chiude con percentuali di incremento spesso a doppia cifra: “I biglietti venduti sono cresciuti del 16,75%, per un totale di circa 50.000 unità -dice Baratta- ai quali vanno sommati i 5.000 coupon gratuiti distribuiti per le proiezioni serali nella nuova Sala Giardino; gli abbonamenti sono cresciuti del 10,63% e anche gli accrediti a pagamento sono cresciuti del 5,14%. Ma il fenomeno di questo festival è stato il numero di biciclette, su cui non ho il dato ma che ci indurrà ad incrementare per il prossimo anno il numero di rastrelliere…”.

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