Unbreakable Hurt

"Amo il cinema, ma il teatro non morirà mai", dice il grande attore inglese. Protagonista della prima CineChat del Festival di Roma
10 Novembre 2013
Unbreakable Hurt

L’inaugurazione del ciclo delle CineChat, gli incontri con il pubblico dell’8° Festival Internazionale del Film di Roma (8/17 novembre), spetta a John Hurt. Qui è protagonista di una delle pellicole fuori concorso, la futuristica avventura made in Corea del Sud Snowpiercer di Jon-ho Bong (in arrivo a marzo 2014 per Koch Media Italia), con Chris Evans, Tilda Swinton e Jamie Bell. “Mi è stato presentato come un viaggio a cui non potevo mancare – parole sue – e non ho mai avuto ripensamenti. L’ho visto per la prima volta qui in Italia e sono contento che il pubblico abbia apprezzato. Quello che mi piace del mio personaggio, Gilliam, è che non spiega la sua identità e la si capisce solo dopo”.
Ancora una volta l’interprete britannico cambia pelle con estrema facilità calandosi perfettamente nei panni di un leader all’indomani della glaciazione che ha quasi sterminato il genere umano. “Non sono un attore con un metodo – spiega alla platea capitolina – perché il tono della recitazione dipende dallo stile del film, che richiede o meno ricerca o esercizio”.
L’amore per le performance artistiche affonda in radici lontane: “Ho iniziato a 9 anni – ricorda – interpretando una bambina in una recita scolastica nella scuola maschile che frequentavo. È stato il momento rivelatore della mia vita, anche se i miei genitori non la pensavano così. Dopo la guerra contavano due valori: la rispettabilità e la sicurezza e nessuno dei due veniva associato alla professione dell’attore. Mi hanno fatto studiare arte sperando che diventassi insegnante, ma poi ho conosciuto due ballerine australiane che stavano imparando la danza spagnola e mi hanno convinto a iscrivermi alla Royal Academy of Dramatic Art e tutto è cambiato”.
Un momento coraggioso, quello, che accosta ad un altro passo all’apparenza avventato della carriera, The Elephant Man: “A Hollywood nessuno avrebbe cancellato la propria faccia – continua – ma quando il lavoro lo richiede non ci deve tirare indietro. Ci sono in effetti registi come David Lynch e Lars von Trier che non vanno messi in discussione. Se uno dei due mi chiama io accetto senza chiedere niente se non dove e quando, anche perché nessuno dei due ha un copione: m’imbarco con loro e basta”.
Nonostante la sua carriera comprenda anche blockbuster del calibro di Harry Potter (ha interpretato Olivander, colui che ha venduto la bacchetta magica al maghetto), Hurt preferisce il cinema indipendente: “I copioni più interessanti fanno parte di questo mondo. Se devi realizzare un film ad alto budget vuoi colpire un pubblico più ampio possibile ma ci sono dei limiti imposti dalla necessità di piacere a tutti. Allora non puoi permetterti un film complesso o esoterico, il tipo che preferisco io”.
Il suo curriculum, che comprende titoli come 1984, Alien e Fuga di mezzanotte, è un costante ritorno al palcoscenico: “Il teatro non morirà mai – chiosa – perché niente potrà sostituire l’effetto della presenza fisica davanti al pubblico”. Prossimamente (il 23 novembre sugli schermi inglesi) farà un’incursione televisiva per i 50 anni di Doctor Who: “Ho subito pensato che sarebbe stato un anniversario spassoso e sono contento di aver partecipato a questa festa di compleanno, anche se sul set mi sono sentito un po’ il vecchio tonto della situazione che cercava di tenere il passo con i ritmi pazzeschi del piccolo schermo”.

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