Una ciambella (col buco) ci salverà

"Dallo stop al Palazzo un'occasione di rilancio", dichiara Paolo Baratta. E aggiunge: "Le migliorie in Sala Grande? Non erano un diversivo"
31 Agosto 2011
Una ciambella (col buco) ci salverà

L’ordine è evitare ogni polemica. L’articolo di Le Monde di ieri? “L’ho letto, non mi è sembrato un attacco”. Il buco? “C’è e si vede, ma sarebbe ancora più profondo se le istituzioni non reagissero e non trovassero il modo di risolvere la situazione”. Le migliorie alla Sala Grande? “Non le abbiamo fatte certo per distogliere l’attenzione dal buco. Andavano fatte, il cinema di oggi impone un ammodernameneto delle strutture, sia dal punto di vista logistico che tecnologico”.
Difesa d’ufficio o beata innocenza? Fate voi: certo Paolo Baratta, Presidente della Biennale, ce l’ha messa tutta per illustrare e dare lustro alla 68ma edizione della Mostra, “tornata a dialogare strettamente con la Biennale”. “Non solo perché dopo un accordo molto complesso con il comune – sottolinea Baratta – abbiamo ottenuto la gestione delle strutture del Festival, ma perché non ricordo un’altra edizione in cui il numero dei videoartisti presenti in cartellone è addirittura superiore a quelli ospitati dalla Biennale”.
Non di sola arte vive però la Mostra: “Abbiamo riportato la Sala Grande allo spirito del ’37, e anche allora era un film americano a inauguarare la mostra (Voglio danzare con te, con Fred Astaire e Ginger Rogers, mentre stasera toccherà a Le Idi di Marzo di George Clooney, ndr)”. Anche la terrazza dell’Excelsior è stata sgombrata da tutti gli stand, per ridarle l’aspetto originario: “Ricordiamoci che la Mostra è nata lì”. Ma l’inventario del Presidente non si ferma qui: “La sala stampa è stata migliorata e l’estensione del wi-fi in tutti gli spazi della manifestazione faciliterà il lavoro di tutti. Inoltre Abbiamo già in cantiere modifiche e miglioramenti anche per la Sala Darsena e la Sala Volpi”. Resta il buco: “Il Palazzo del Cinema così come lo avevamo pensato – ammette Baratta – non si farà. Speriamo però possa nascere presto una struttura polivalente, capace di ospitare due sale dedicate al mercato”.
Al suo fianco Marco Muller non fa una piega. E’ il suo ultimo mandato e le polemiche che hanno preceduto l’inizio della Mostra non sembrano più riguardarlo. La sua parte, il direttore, è sicuro di averla fatta: “Abbiamo messo su un festival con il 100 per cento di anteprime mondiali”. Non solo: “Come abbiamo fatto a strappare molti film a Toronto? La passerella che ti regala Venezia in termini di visibilità e di glamour non te la regala nessuno”.

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