Un giorno con Méliès

Omaggio al grande regista francese. In rassegna i suoi film, da Les voyage dans la lune a Jeanne D'Arc
23 dicembre 2004
Un giorno con Méliès
Le voyage dans la lune di George Méliès

“Il viaggio nella luna e altre meraviglie di Georges Méliès”. E’ il titolo della giornata che il Teatro La Fenice insieme a l’Alliance Francaise e con l’Ambassade de France in collaborazione con l’Ufficio Attività Cinematografiche del Comune di Venezia, hanno dedicato a colui che nel 1896, a pochi mesi della prima proiezione pubblica del Cinematographe Lumière, inventò lo spettacolo filmico “a trucco”. Alle origini di cinema e musica, è stato il sottotitolo. Perché quelle prime proiezioni di immagini “mute” sul grande schermo erano accompagnate e commentate dal vivo (come è stato anche ora a Venezia) da un pianista che dalla platea spiava quanto intanto accadeva sul bianco telone. L’evento avvenuto al Teatro Malibran, tornato per una volta dopo il suo splendido restauro e dove la settimana prima Woody Allen s’era esibito col suo complesso al clarinetto per una performance all’insegna del jazz, al servizio del cinema. In una atmosfera totalmente cinefila, resa ancora più emozionante dalla presenza della pronipote di Méliès, Marie-Helene Leherissey Melies che tiene viva in Francia l’Associazione “Les amis de Georges Méliès – Cinematheque Méliès”. Un trancio antologico della foltissima produzione del regista, oltre cinquecento titoli in gran parte perduti realizzati nel suo teatro di prosa di Montreuil nell’arco di quindici anni. Cinema a trucco, si diceva. Sbalorditivo per il tempo. Il cui titolo più noto rimane Le voyage dans la lune, 1902. Cinema assolutamente artigianale. Dentro scenografie dipinte. A cura del cinefilo e teorico Carlo Montanaro, docente di storia e tecnica del cInema all’Accademia veneziana di Belle Arti, sono stati proiettati una quindicina di film. Taluni colorati a mano fotogramma dopo fotogramma, per ogni copia andata in distribuzione. Compreso un Jeanne d’Arc del 1910 che immerge la Pulzella finita sul rogo in un alone magicamente fantastico. Ogni paradosso, sogni di stretta parentela con l’incubo che portava comunque alla risata liberatoria, non conosceva l’impossibile. Ne Le chevalier mystere (1899), Méliès disegna su una lavagna il proprio viso, testa che poi vive di vita propria, tridimensionalmente. Con Une indigestion (1902) un medico fa a pezzi il paziente che ha fatto indigestione, liberandolo del malanno e poi ricomponendo tranquillamente gambe, braccia, testa. La scenografia d’uno di questi film viene usata come proiezione in questi giorni al rinato Teatro La Fenice da Arnaud Bernard regista lirico per l’opera Le Roi de Lahore di Jules Massenet. Una citazione col sapore dell’omaggio per il pioniere Georges Méliès scomparso in “dignitosissima indigenza” nel 1938 a settantasette anni. Quando il cinema era diventato ormai una consolidata industria.

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