Uccidiamo il “video virale”

Riprendiamo in mano il vocabolario, il Covid-19 insegna: "virale" lasciamolo ai "virus". Altrimenti, ci meritiamo la cura Boris Johnson...
Uccidiamo il “video virale”

Se digito “video virale” su Google, tra le “Notizie principali” mi compare: “In spiaggia con restrizioni, video virale – Sardegna” dell’Ansa (due giorni fa) e “Coronavirus, il video virale che commuove: “L’Italia non molla. Facciamo vedere al mondo chi siamo”” del Corriere dell’Umbria (due giorni fa).

Dopo un ineffabile “8 pilastri per rendere un video virale”, che così si presenta: “17 gen 2020 – La maggior parte ambisce a diventare […]un video virale per dare al suo autore il famoso quarto d’ora di celebrità pronosticato da Andy Warhol”, ecco le ricerche correlate a “video virale”: dopo quante visualizzazioni un video diventa virale; quando un video diventa virale; video virali 2019; come creare un video virale su facebook; quanto si guadagna con un video virale; video virali divertenti; video virali whatsapp.

Buttalo lì in mezzo, un “virale significato”.

Esaudiamo: “aggettivo 1. Relativo a virus o da essi determinato. “infezione v.” 2. Che si diffonde in modo particolarmente veloce e capillare, spec. utilizzando i nuovi mezzi di comunicazione”.

Sono anni che alle nostre latitudini il significato precipuo del termine virale non lo frequentiamo più. Colpevolmente, ignoriamo, trascuriamo, omettiamo quanti lo frequentino ancora, in altre parti del mondo.

C’è una generazione, almeno, i nati nel Terzo Millennio che il virale relativo a virus non se lo immagina nemmeno, e che con il virale relativo a video c’è cresciuta: il Covid-19 cambia tutto, ripristina le gerarchie, mette sopra quel che stava sotto, anzi, quel che non stava più.

Ancora oggi, vedi sopra, non abbiamo smesso di dare al video attributi che non gli pertengono, ancora oggi abbiamo fatto di viralità video, vedi le riprese di flashmob e compagnia cantante, la nostra risposta alla pandemia.

Possiamo continuare, certo, ma forse virale per video non solo è screanzato, inappropriato, forse – oggi lo possiamo dire – porta pure sfiga. A proposito, ma video virali da ricordare qualcuno li ricorda?

Personalmente, ne ricordo solo uno. Non è un video, ma un film, e ha un titolo non peregrino. Tra le battute da ricordare, offre anche questa: “Blogging is not writing, it’s graffiti with punctuation”.

Ricordiamocelo, al prossimo “video virale”.

PS: Quando tutto questo sarà finito, perché il #COVID19 finirà, il primo che solo s’azzarda a definire un video #virale se lo prende in cura Boris Johnson, intesi?

 

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