Trieste premia Irène Jacob

La celebre attrice francese riceve l’Eastern Star Award del 27° Film Festival. All’esercente rumeno Victor Purice il Cinema Warrior - Cultural Resistance Award
Trieste premia Irène Jacob

Una protagonista del cinema francese, Irène Jacob, che ha lavorato con alcuni dei più grandi autori europei (da Kieslowski ad Antonioni); e un esercente, ex proiezionista e irriducibile cinefilo rumeno, Victor Purice, che con fatica lotta per tenere aperta la sua sala. Sono i protagonisti con cui il 27. Trieste Film Festival (in corso fino al 30 gennaio) ha voluto inaugurare due nuovi premi speciali.

L’Eastern Star Award vuole segnalare una personalità del mondo del cinema che con il suo lavoro ha contribuito, proprio come il Trieste Film Festival, a gettare un ponte tra l’Europa dell’est e dell’ovest: in occasione dell’omaggio per i vent’anni dalla scomparsa di Krzysztof Kieślowski, il premio è stato assegnato a Irène Jacob, una delle icone della filmografia del maestro polacco (con cui ha girato La doppia vita di Veronica e Tre colori: Film Rosso), che nel corso della sua carriera ha lavorato con altri grandi nomi del cinema dell’Europa orientale, da Theo Angelopoulos (La polvere del tempo) ad Agnieszka Holland (Il giardino segreto).

Victor Purice riceve il Cinema Warrior - Cultural Resistance Award 2016

Victor Purice riceve il Cinema Warrior – Cultural Resistance Award 2016

Il Cinema Warrior – Cultural Resistance Award premia invece l’ostinazione, il sacrificio e la follia di quei “guerrieri” che lavorano – o meglio: combattono – dietro le quinte per il cinema: è il caso di Victor Purice, e della sua battaglia quotidiana per salvare il Dacia Panoramic Cinema a Piatra Neamt, una delle ultime vecchie sale cinematografiche sopravvissute oggi in Romania. In un cinema dove manca il riscaldamento e che sta lentamente cadendo a pezzi, senza alcun sostegno da parte dello Stato proprietario dell’edificio, la sua è una lotta degna di Don Chisciotte, raccontata ora da un documentario, Cinema, mon amour di Alexandru Belc, in concorso a Trieste. Ma è soprattutto una storia “universale” (come dimostrano tanti casi analoghi in giro per il mondo, Italia compresa), e un modo per “risarcire” quell’esercito di addetti ai lavori che, lontani dai riflettori, ci permettono ancora di assaporare il piacere di sederci in platea a vedere un film.

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