Transformers 3, modello Avatar

"Il film di Cameron è stato il nostro punto di riferimento", dice il produttore Di Bonaventura. "La sostituzione di Megan Fox? Non è stato Spielberg a decidere, ma Michael Bay"
20 Giugno 2011
Transformers 3, modello Avatar
Transformers: Dark of the Moon

“Il nostro punto di riferimento è stato Avatar, il film di Cameron ha influito sul nostro lavoro in questo senso, soprattutto ricordandoci quanti altri prodotti in 3D sono stati fatti dopo, molti dei quali con esiti poco soddisfacenti”. Così Lorenzo Di Bonaventura, tra i produttori della saga dei Transfomers, spiega le ragioni della scelta che ha portato Michael Bay a realizzare il terzo episodio – nelle sale italiane dal 29 giugno distribuito da Universal – in tre dimensioni: “E’ stata una decisione comunque non facile, presa dopo che abbiamo fatto dei test accurati con le macchine da presa e soprattutto dopo che lo stesso Cameron ha rassicurato il nostro regista sul fatto di non lasciarsi convincere dai detrattori della tecnologia. Certo – continua Di Bonaventura – i costi si sono amplificati, ma non abbiamo girato interamente il film in 3D: in alcuni frangenti ci siamo affidati agli effetti in CGI, e in altre situazioni abbiamo adottato la conversione in 3D in fase di post-produzione, che è comunque partita a ridosso delle riprese, cosa che ci ha facilitato non poco nel poter salvaguardare l’enorme qualità di un lavoro che non deluderà le aspettative dei fan”. Che attendono con non poca curiosità questo nuovo episodio, ancora “scottati” dalla delusione del precedente capitolo: “Allora, come tanti altri, abbiamo sofferto in modo particolare lo sciopero degli sceneggiatori che ha in qualche modo paralizzato gran parte di Hollywood – spiega Di Bonaventura -. E’ facile programmare la trama, un po’ meno i personaggi: lo script non arrivava mai, praticamente abbiamo iniziato a girare senza sceneggiatura… Stavolta è stato diverso, si torna ai parametri del primo capitolo, con il giusto equilibrio tra storia e spettacolo e con la novità rappresentata dall’inserimento nel cast di nuovi personaggi e attori di enorme energia, da John Malkovich a Frances McDormand, da Patrick Dempsey a Rosie Huntington-Whiteley, nuova fidanzata nel film di Shia LaBeouf, elemento che non passerà inosservato agli spettatori”.
Proprio la sostituzione con l’ex protagonista Megan Fox ha in queste ore alimentato ulteriori nuove voci sul perché si sia deciso per il cambiamento, ma Di Bonaventura smentisce nella maniera più assoluta che la Fox sia stata “licenziata” per decisione di Steven Spielberg all’indomani delle dichiarazioni dell’attrice su Michael Bay, paragonato ad Hitler per i metodi di lavoro: “Non è stata una decisione di Spielberg – spiega il produttore – ma dello stesso Michael Bay. E vi assicuro che non è stata una scelta facile, né per noi né per la stessa Fox”.
Da sempre impegnato ad alternarsi nella produzione di grandi blockbuster e scommesse (vedi il recente Red, per il quale è già pronta la prima stesura dello script per il sequel), Lorenzo Di Bonaventura ammette che non esistono grandi differenze quando si lavora su un progetto singolo o su un franchise di successo, come Transformers: “La cosa fondamentale, in entrambi i casi, è riuscire a trovare i fondi necessari per portare a compimento il progetto. Poi è ovvio che quando si tratta di grandi blockbuster le pressioni si amplificano e quello che cambia davvero è il meccanismo che si genera una volta terminata la lavorazione del film”.
In anteprima mondiale al Festival di Mosca (23 giugno), Transformers: Dark of the Moon mette al centro del racconto un “dietro le quinte” sconosciuto sul perché gli USA decisero di “conquistare” la luna nel 1969, confermando il trend dell’ultimo periodo (vedi Watchmen o il più recente X-Men: l’inizio) che ha visto molti blockbuster confrontarsi con una visione ucronica (alternativa) della Storia: “Uno degli aspetti più divertenti dei blockbuster attuali è proprio quello di poter modificare la storia con la ‘s’ maiuscola e adattarla alle proprie esigenze – dice Di Bonaventura -. Non so se è una moda, ma è innegabile che in molti film di questo tipo è ormai una prassi comune”. Per quanto riguarda il futuro della saga, invece, Di Bonaventura non ha dubbi: “Michael Bay ha detto che questa è la sua ultima regia di Transformers? Anche Sean Connery aveva lasciato intendere che avrebbe smesso con James Bond, il film successivo lo chiamarono Mai dire mai. E James Bond era ancora lui”.

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