Torna il Bresson

Al regista russo Andrei Konchalovsky domani 9 settembre il premio 2016. Consegna Mons. Dario E. Viganò
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In occasione della 73. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia (31 agosto – 10 settembre 2016), la Fondazione Ente dello Spettacolo (FEdS) e la «Rivista del Cinematografo» conferiscono, oggi alle ore 11.00, nello Spazio FEdS (Sala Tropicana 1) dell’Hotel Excelsior, il Premio Robert Bresson 2016 al regista russo Andrei Konchalovsky.

Il riconoscimento sarà consegnato da Mons. Dario Edoardo Viganò, Prefetto della Segreteria per la Comunicazione della Santa Sede, alla presenza del Presidente della Fondazione Ente dello Spettacolo don Davide Milani.

ANDREI KONCHALOVSKY PREMIO BRESSON 2016
Regista scomodo, dallo stile essenziale, capace di grande scandaglio psicologico, Andrei Konchalovsky ha compiuto un percorso umano e professionale encomiabile, che si sostanzia in una visione positiva del cinema, mezzo capace non solo di patire ma di agire nella realtà, riconnettendola a un’ideale di giustizia. Un’istanza presente fin nei primi lavori, che si pongono non a caso in contrapposizione con il Potere russo (La felicità di Asia, girato nel 1966, uscirà solo nel 1988) prima e con Hollywood poi, dove pure riesce a realizzare veri e propri gioielli come Maria’s LoversA 30 secondi dalla fine e I dissidenti. Il ritorno nella madrepatria è segnato da un film fondamentale come Il proiezionista (1992), che ripercorre la Russia stalinista attraverso lo sguardo “cieco” e ingenuo del proiezionista ufficiale del Cremlino. Un atto di denuncia forte, che sottolinea il rapporto sempre stretto e spesso improprio tra Arte e Potere. Una riflessione che accompagna anche gli ultimi lavori del regista, più meditativi e nostalgici, e che tocca il suo vertice con The Postman White Nights, Leone d’Argento a Venezia 2014 e perfetto esempio di quel cinema capace di essere politico senza più essere ideologico, etnografico senza dover essere scientifico. Un cinema intimo e sommesso però declinato al plurale, in quella collettività, quel noi, da cui emerge e ritorna la storia e il senso di ogni individuo.

IL PREMIO
Il Premio Robert Bresson – un’opera intitolata HOPE e realizzata dallo scultore e orafo Andrea Cagnetti, in arte Akelo –, istituito nel 1999, viene assegnato ogni anno alla Mostra di Venezia dalla Fondazione Ente dello Spettacolo e dalla «Rivista del Cinematografo», in accordo con la Santa Sede, al regista che abbia dato una testimonianza significativa del difficile percorso di ricerca del significato spirituale dell’esistenza.
Nelle precedenti edizioni è stato attribuito a: Giuseppe Tornatore, Manoel de Oliveira, Theo Angelopoulos, Krzysztof Zanussi, Wim Wenders, Jerzy Stuhr, Zhang Yuan, Daniel Burman, Walter Salles, Aleksandr Sokurov, Mahamat Saleh-Haroun, Jean-Pierre e Luc Dardenne, Ken Loach, Amos Gitai, Carlo Verdone e Mohsen Makhmalbaf.

IL REGISTA
Il regista, sceneggiatore e produttore Andrei Konchalovsky ha al suo attivo una illustre carriera come autore teatrale e cinematografico. I suoi film più noti spaziano da pellicole internazionali come Zio Vanja, basato sull’omonimo dramma teatrale di Anton Čechov e considerato una delle migliori opere cinematografiche russe che siano mai state realizzate, e La casa dei matti, co-produzione franco-russa incentrata sulla storia vera di un ospedale psichiatrico situato vicino al confine tra Russia e Cecenia, a quelle girate in lingua inglese come Maria’s Lovers, Duet for One, I diffidenti e A 30 secondi dalla fine, che ha ottenuto tre candidature ai premi Oscar. Ha inoltre ricevuto consensi con le produzioni a sfondo epico realizzate per il piccolo schermo L’odissea, che gli è valso l’Emmy Award come miglior regista, e The Lion in Winter – Nel regno del crimine, vincitore di un Golden Globe e di un Emmy Award.
Nato a Mosca, Konchalovsky prima di frequentare il VGIK – l’Istituto statale di cinematografia dell’Unione Sovietica (e oggi della Federazione Russa) – dove si è formato sotto l’egida di Mikhail Romm -, ha studiato musica mettendosi in luce come abile pianista. Il suo lungometraggio d’esordio Pervyy uchitel (The First Teacher), è basato sul libro di Chingis Aitmatov ed è ambientato nella Russia meridionale post 1917. Tra i film successivi figurano: Storia di Asja Kljacina che amò senza sposarsi la cui distribuzione è stata bloccata dalla censura fino al 1988 (salvo poi essere premiato come miglior film dall’Accademia russa delle scienze e del cinema), Nido di nobili, Romans o vlyublyonnykh (Romance for Lovers) e Siberiade, ritratto realistico della vita in Siberia acclamato a livello internazionale. Con questo film il regista si è imposto all’attenzione dei produttori americani ed europei, arrivando quindi a realizzare a Hollywood progetti mainstream come Tango & Cash e Homer & Eddie.
Per quanto riguarda il teatro, Konchalovsky ha lavorato sia in Europa che negli Stati Uniti, mettendo in scena diverse produzioni teatrali e opere liriche su palcoscenici di fama mondiale, tra cui La Scala di Milano.
All’inizio della sua carriera, nei crediti ha utilizzato il doppio cognome Mikhalkov-Konchalovsky. Successivamente, però, ha deciso di adottare il solo cognome della madre per differenziarsi dal fratello Nikita Mikhalkov, anche lui affermato regista. Senza dubbio, la sua è una famiglia di artisti: il bisnonno, il nonno e la madre sono celebri poeti e il padre un noto drammaturgo.
Nel 2010, Konchalovsky ha portato sul grande schermo Lo schiaccianoci 3D, adattamento della celebre favola realizzato con uno spettacolare CGI e interpretato da Elle Fanning, Nathan Lane, Richard E. Grant e John Turturro. La colonna sonora del film è inoltre arricchita da brani scritti dall’autore musicale premio Oscar Sir Tim Rice. Nello stesso anno, Konchalovsky è nel cast del film HH Hitler a Hollywood di Frederich Sojcher, un bio-doc su Micheline Presle che ha vinto il premio FIPRESCI al Festival di Karlovy Vary dove era candidato anche al Globo di cristallo.
Nel 2012 ha scritto, diretto e prodotto Bitva za Ukrainu (Battle for Ukraine), un documentario in cui conduce una profonda analisi sugli sforzi messi in campo dall’odierna Ucraina per liberarsi dallo stretto legame con la Russia.
Nel 2014 si aggiudica il Leone d’argento per la miglior regia alla 71ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia con Belye Nochi Pochtalyona Alekseya Tryapitsyna (The Postman’s White Nights), film che racconta la vera storia di Aleksey Tryaptisyn, postino di un remoto villaggio russo.

Filmografia
The Boy and the Pigeon (1961; Malchik i golub; cm; reg., scen.); L’infanzia di Ivan (1962; Ivanovo Detstvo; scen.); The First Teacher (1965; Perviy Uchitel; reg., scen.); Andrej Rubliov (1966; Andrei Rublev; scen.); Storia di Asja Kljacina che amò senza sposarsi (1967; Istoriya Asi Klyachinoy, kotoraya lyubila, da ne vyshla zamuzh; reg.); Nido di nobili (1969;Dvoryanskoye Gnezdo; reg., scen.); Zio Vanja (1970; Dyadya Vanya; reg., scen.); Romance for Lovers (1974; Romans o Vlyublennykh; reg.); Schiava d’amore (1976; Raba Lyubvi; scen.); Siberiade (1978; Sibiriada; reg., scen.); Maria’s Lovers(1984; reg., scen.); A 30 secondi dalla fine (1985; Runaway Train; reg.); Duet for One (1986; reg., scen.); I diffidenti (1987;Shy People; reg., scen.); Homer & Eddie (1989; reg.); Tango & Cash (1989; reg.); Il proiezionista (1991; Blizhny Krug/The Inner Circle; reg., scen.); Asja e la gallina dalle uova d’oro (1994; Kurochka Ryaba; reg., scen., prod.); Lumière and Company (1995; cm; reg.); L’odissea (1997; The Odyssey; reg., scen.); La casa dei matti (2002; Dom Durakov; reg., scen., prod.); The Lion in Winter – Nel regno del crimine (2003; The Lion in Winter; reg.); Glyanets (2007; Gloss; reg., scen., prod.); Chacun son cinéma (2007; ep. Dans le Noir; reg., scen.); I demoni di San Pietroburgo (2008; scen.); The Last Station (2010; prod. es.); Lo Schiaccianoci 3D (2011; The Nutcracker in 3D; reg., scen., prod.); The Postman’s White Nights (2014; Belye Nochi Pochtalyona Alekseya Tryapitsyna; reg., scen., prod.); Paradise (2016; Rai; reg., scen., prod.).

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