Tigri in gabbia, a Roma

La storia vera di Martin Bengtsson, giovane talento svedese delle giovanili dell'Inter, in Tigers di Ronnie Sandahl: "Grande occasione per raccontare cosa si nasconde nel mondo del calcio". In Selezione Ufficiale e ad Alice nella Città
Tigri in gabbia, a Roma
Tigers

“Non un film sullo sport, ma su quello che accade intorno: una grande occasione per raccontare il mondo del calcio”. Così il regista svedese Ronnie Sandahl, noto per aver diretto Underdog e per aver firmato la sceneggiatura di Borg McEnroe alla presentazione del suo nuovo film dal titolo Tigers, oggi alla Festa del Cinema di Roma, in selezione ufficiale e in concorso ad Alice nella città.

La storia è vera ed è quella dello svedese Martin Bengtsson, un calciatore prodigio di sedici anni venduto ad uno dei più importanti club italiani: l’Inter.

Un sogno che si avvera, ma che per questo ragazzo diventa un incubo. Tra bullismo, depressione e sacrifici il prezzo per l’occasione della sua vita era un po’ troppo alto. Tanto che tentò il suicidio, fu poi ricoverato nel reparto di psichiatria di un ospedale milanese e infine decise di abbandonare completamente il calcio.

In seguito scrisse un libro dal titolo All’ombra di San Siro in cui raccontava la sua storia, criticando il trattamento che i grandi club riservano ai giovani talenti, spesso usati come robot senza cuore.

Ronnie Sandahl – HIFF 2015 – Rakkautta & Anarkiaa

“Io e Martin ci siamo incontrati quando è uscito il mio primo romanzo e il suo libro, che era estremamente affascinante perché ci dava una prospettiva nuova su un mondo segreto che nessuno aveva mai visto”, racconta il regista.

E Martin Bengtsson, che dopo aver abbandonato la carriera da calciatore, si è completamente dedicato alla scrittura, commenta: “Sono felice davvero di essere qui a Roma e di vedere questo film. Già quando stavo all’Inter ed ero affetto dalla depressione avevo iniziato a scrivere soprattutto composizioni musicali. Ricordo che dovetti pregare intere settimane per farmi comprare una chitarra. Poi, dopo il crollo psicologico, scrivere è diventata la mia vita e ho capito che era quello che volevo fare veramente. Oggi scrivo opere teatrali e anche per la televisione”.

Ad interpretarlo il giovane Erik Enge. Difficile fare un personaggio reale? “Sì, perché si hanno più responsabilità. Mi sono preparato molto per questo ruolo da un anno e mezzo prima. Mi sono allenato tanto e ho cercato sempre di capire come si sarebbe comportato il mio Martin in determinate situazioni”.

Nel cast, oltre a tanti calciatori e attori professionisti (“alla fine i calciatori hanno imparato a recitare, viceversa gli attori a giocare a calcio”), anche Maurizio Lombardi, qui in un ruolo parecchio delicato perché interpreta il manager di una società calcistica che realmente esiste, ovvero l’Inter, un’importante squadra di Milano.

“Il mio personaggio è la metafora di quello che si richiede agli atleti- dice l’attore-. Spesso considerati delle macchine che devono essere solo spremute fino al momento in cui arrivano agli estremi. Queste persone sono macchine per fare soldi e i soldi sono freddi, per questo motivo ho cercato di essere meno empatico possibile. Bisogna anche tenere a mente però che in realtà lo sport è l’essenza della poesia perché tutti ci ricordiamo di un grande goal”.

A tal proposito ci sono stati i contatti con l’Inter nella fase di preparazione del film? “Li abbiamo sempre tenuti aggiornati sul lavoro che stavamo facendo- risponde il regista-. Sono stati rispettosi e cordiali. Ci hanno permesso di entrare anche nella casa dove viveva Martin e ci hanno fatto vedere i campi di allenamento”.

Tigers

Questa storia si svolge nel 2006, ma purtroppo da allora le cose non sono poi più di tanto cambiate e questa è ancora una questione sulla quale si dibatte e un problema attualissimo. “Si sono verificati dei miglioramenti, ma in generale è ancora un problema che non si è risolto- dice Martin Bengtsson-. E’ facile dire quel ragazzo era debole o non era ancora maturo. Bisogna capire che il contesto incide sulle prestazioni atletiche. Ora ci sono tanti casi tragici di calciatori e atleti che hanno sollevato la questione della salute mentale nel calcio. Dopo che ho scritto il libro, ho fatto anche colazione con Moratti, quando era ancora presidente dell’Inter, e’ stato un incontro positivo nel quale anche lui ha riconosciuto che bisognava migliorare il trattamento per questi giovani atleti”. Insomma non c’è ancora attenzione al supporto psicologico e psichico? “Alcune squadre hanno cominciato a dare sostegno, ma ancora non abbastanza”, risponde Martin Bengtsson.

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