The Specials come noi

“Ci piace raccontare chi recupera il mondo", dice la premiata coppia Nakache & Toledano. Con Reda Kateb ad Alice e in sala, un inno alla solidarietà
The Specials come noi

“Ci piace raccontare chi recupera il mondo”. E’ quel che dicono e soprattutto che fanno i due registi di Quasi Amici Eric Toledano e Olivier Nakache che oggi ad Alice nella Città hanno presentato il loro nuovo film dal titolo The Specials- Fuori dal comune, in uscita nelle sale il 29 ottobre distribuito da Europictures.

Protagonisti sono Bruno (Vincent Cassel) e Malik (Reda Kateb) che con la loro associazione si prendono cura di bambini e adolescenti autistici e disabili, casi “estremamente complessi” che non vuole nessuno.

“Tutto è cominciato dalla conoscenza di Stéphane Benhamou, fondatore dell’associazione Le Silence des Justes, che nel film è interpretato da Vincent Cassel- racconta Toledano-. Prendiamo dal reale e poi trasformiamo tutto in un film. La finzione può aiutare. Quindici anni fa non saremmo stati in grado di realizzarlo proprio per la delicatezza dell’argomento trattato. Abbiamo coinvolto educatori e anche ragazzi autistici. I nostri film raccontano sempre incontri inverosimili tra personaggi diversi, che hanno culture, religioni, identità differenti”.

Nel cast anche tanti giovani assistenti, supervisori, e ragazzi autistici trovati tra le varie associazioni di Parigi. Come è stato lavorare con loro? “Per prepararmi ho cercato di cogliere l’intensità e l’energia di queste persone, studiando quello che le fa muovere, cercando di rendere il loro sguardo mai giudicante. Non uno sguardo di pietà, ma di compassione. Sono davvero persone speciali quelle che fanno questo lavoro”, dice Reda Kateb, che nel film interpreta Daoud Tatou.

E Toledano aggiunge: “Per fare questo film ci siamo presi il tempo necessario. Non potevamo lavorare con canoni d’urgenza, ma dovevamo conoscerli lentamente. Per fortuna non siamo come i giornalisti che devono scrivere di corsa per poi mandare il pezzo. Il segreto è stato proprio il tempo: c’è stato un continuo incontro del cinema nella realtà e della realtà nel cinema”.

Tra le loro fonti di ispirazione anche il cinema italiano. In particolare spicca un titolo: L’oro di Napoli. Per loro l’oro sono “le persone” e, scherzando dicono che il loro film si sarebbe potuto chiamare L’oro di Parigi.

“Queste persone fanno del bene e cercano di rimettere a posto le cose. Una volta una mamma ci ha raccontato che per suo figlio autistico l’educatore era il più grande amico che avesse mai avuto. Ecco abbiamo cercato di raccontare questa realtà senza scadere nel buonismo. La prossima volta ci mettiamo anche un po’ di cattiveria alla Gassman”, dice Olivier Nakache.

Questo film ha poi procurato qualche effetto benefico sulla realtà? “Ha fatto un po’ da acceleratore. Abbiamo acceso i riflettori su queste problematiche. E’ stata fatta una proiezione anche all’Eliseo. E ora l’associazione ha ottenuto lo statuto di struttura sperimentale e ha avuto accesso a più fondi”. Con il Covid le fragilità del sistema sanitario sono venute sempre più alla luce, è un film in qualche modo premonitore? “E’ vero siamo precipitati in questa pandemia che ha rilevato tutte le nostre criticità. Le persone meno pagate erano quelle più necessarie come appunto gli infermieri. La domanda è stata: come ci occuperemo delle persone fragili? In quest’occasione i poteri pubblici si sono mobilitati immediatamente facendosi carico di tanti ragazzi in difficoltà”, risponde Olivier Nakache.

Infine Toledano conclude: “Vogliamo sempre raccontare le utopie sociali, ma cercando le esperienze vere. Cose che sembrano impossibili, ma che possono accadere. Insomma raccontiamo le eccezioni che confermano la regola”.

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