The Quentin Tarantino Show

"Col politicamente corretto oggi è più difficile fare", dice il regista. Protagonista, e premiato, alla XVI Festa di Roma
The Quentin Tarantino Show
Quentin Tarantino - Foto Karen Di Paola

“Col politicamente corretto oggi è più difficile fare, ma non impossibile: bisogna farlo, ovvero volerlo, bisogna credere nei propri principi e non preoccuparsi di quel che piace alla gente, non bisogna riflettere troppo”. Parola di Quentin Tarantino, ospite, e premio alla carriera, della XVI Festa del Cinema di Roma.

Il regista riflette sulla sua ultima opera, che non è un film ma un libro, C’era una volta a Hollywood, mutuato peraltro dal film C’era una volta a… Hollywood (2019): “Sono cresciuto leggendo libri che si basavano su film, e c’era qualcosa che ancora mi affascinava. Tre anni fa ho iniziato a pensarci, e mi son detto: perché non faccio la stessa cosa per uno dei miei film? Questo si ricollega al discorso sull’arte alta e bassa, questa è la letteratura più bassa, sotto c’è solo la spazzatura. Mi è venuta l’idea di un romanzo tratto da Le Iene, ma mi son detto: che cazzo sto facendo? Ho quindi pensato a C’era una volta a Hollywood, di cui avevo moltissimo materiale: avrei imparato qualcosa in più sulla carriera di Rick Dalton, sul passato di Cliff Booth. Non solo il romanzo espande il film, rientra in un sottogenere, il romanzo su Hollywood, e non è affatto male”.

Ripensando all’accoglienza non univocamente positiva di Pulp Fiction (1994), Tarantino ribadisce che di fronte alle critiche “non bisogna essere troppo sensibili, non farsi prendere troppo. L’importante è che il film esprima lo spirito del tempo, e non sia qualcosa di cui dimenticarsi subito: ci saranno persone a cui non piacerà, ci saranno critiche spietate, fa parte del dibattito. Se gli Anni Novanta sono stati molto più permissivi degli Ottanta, si deve qualcosa a Pulp Fiction”.

Sul futuro del cinema post pandemia, e al cospetto dello streaming, il regista non è pessimista: “Il cinema che ho a Los Angeles, Il New Beverly, fa film del passato, e dopo la pandemia ha registrato un’affluenza incredibile. Non credo il cinema sia morto, ho acquistato un’altra sala, ma mi rendo conto parliamo a livello boutique, non so se i film continueranno a uscire in tremila sale…”.

Detto che “non so quale sarà il mio prossimo film”, Tarantino parla della Storia che ha riscritto soprattutto in Bastardi senza gloria (lo dice in italiano, “mi piace questo titolo) e C’era una volta… a Hollywood: “Non avevo intenzione di fare questo, mi sono messo in trappola da solo, non sapevo come uscirne sicché ho deciso di uccidere Hitler. No, non ho rimpianti”.

Dei suoi personaggi predilige il Cliff (Brad Pitt, C’era una volta), “ci troveremo bene, mi piace, è simpatico, quello che odio di più è Calvin Candie (Leonardo Di Caprio, Django Unchained)”, mentre quello con cui probabilmente discuterebbe di più è Dalton (Di Caprio, C’era una volta): “Un piagnucolone che non apprezza quel che ha avuto, Leo ci scherzava: ‘Si dispiacciono tutti per Rick, non Quentin’”.

Infine, sul film che non gli va proprio a genio, che addirittura cancellerebbe Quentin Tarantino conclude: “Ho un grosso problema con The Birth of a Nation (Nascita di una nazione) di David Wark Griffith, ho molti motivi per avercela, uno dei principali non ha a che fare solo col razzismo insito, ma con la rinascita del Ku Klux Klan in America che il film ha catalizzato. Tanti neri ed ebrei sono stati uccisi dal KKK in sessant’anni, e credo che se Griffith fosse stato processato a Norimberga con gli stessi principi secondo cui lo furono i nazisti sarebbe stato dichiarato colpevole. Non voglio ucciderlo, non voglio uccidere nessuno, ma ci sono persone che se non ci fossero state…”.

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