Soldini e la cicogna

"Ironia e leggerezza per volare al di sopra del nostro degrado", dice il regista. Che porta in sala una commedia con Garibaldi e Leopardi...
15 Ottobre 2012
Soldini e la cicogna

“Dopo Giorni e nuvole e Cosa voglio di più, che avevano uno stile documentaristico, avevo voglia di distacco, leggerezza, ironia: utilizzare la commedia, ma – a differenza di Pane e tulipani e Agata e la tempesta – per dire le cose più direttamente”. Così Silvio Soldini presenta Il comandante e la cicogna, la terza commedia della sua carriera in sala da giovedì 18 ottobre in 250 copia targate Warner Bros.
Protagonisti, Valerio Mastandrea, idraulico con due figli piccoli e una moglie defunta, Claudia Gerini, con cui parla durante la notte; Alba Rohrwacher, nei panni di un’artista squattrinata, e Giuseppe Battiston, suo affittuario e moralizzatore metropolitano; l’avvocato truffaldino Luca Zingaretti e le statue di Garibaldi, Verdi e Leopardi, che con severità e ironia guardano – e parlano con le voci di Pierfrancesco Favino, Gigio Alberti (la statua del fantomatico Cazzaniga) e Neri Marcorè – all’Italia alla deriva.
Girato in una Torino non caratterizzata, “per dare l’idea di una città italiana immaginaria”, Il comandante e la cicogna “parla di realtà, ma in tono traslato: l’importante era trovare la cifra giusta per intonarsi a un film in cui parlano le statue. Tra tenerezza, commozione e amarezza, mi piace che il degrado del nostro Paese negli ultimi 20 anni si raccontato così”, dice Zingaretti, che nel film parla in milanese, mentre Mastandrea ammette che “fare un napoletano era il mio sogno nel cassetto, e  qui ci sono tutti i dialetti per rappresentare simbolicamente l’Italia”.
Se l’attributo “morale” viene fuori più di una volta nei riguardi de Il comandante e la cicogna, l’attore romano mette in guardia: “Fa paura rispetto a un film, uno pensa alla volontà moralizzatrice, ma non è così”. Viceversa, lo dice Soldini, “l’intento era di volare al di sopra della  volgarità attuale con ironia e poesia. Qui ci sono tanti personaggi che hanno ancora dei valori, ma è la cicogna a dare la cifra del film: non è un racconto diretto sull’Italia oggi, altrimenti sarebbe stato grottesco”. “Magari – gli fa eco la Gerini – la nostra realtà assomigliasse al film, saremmo tutti salvi”.

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