Quant’è bella Giovinezza…

Ancora la Svizzera, ancora un albergo: le "conseguenze" di Paolo Sorrentino, con Michael Caine e Harvey Keitel. Lontano da Roma, vicino ai non-luoghi dell’anima
Quant’è bella Giovinezza…

Era il 2004. E per la prima volta Paolo Sorrentino gareggiava per la Palma d’Oro. Con Le conseguenze dell’amore. Da quel momento ogni film del regista de L’uomo in più è stato selezionato, in concorso, dal Festival di Cannes: il riconoscimento più alto ottenuto finora è stato il premio della Giuria per Il Divo (2008), la delusione più grande (crediamo) l’assenza nel palmares due anni fa con La grande bellezza, qualche mese più tardi trionfatore ai Golden Globes e agli Oscar.

Con La giovinezza, undici anni dopo la prima volta, Paolo Sorrentino domani (20 maggio) torna in concorso a Cannes. Come allora, con un film ambientato in un albergo: lì eravamo messi a tu per tu con l’ambigua solitudine di Titta Di Girolamo (Toni Servillo), qui ci ritroviamo (sempre in Svizzera, ma sulle Alpi) al cospetto di Fred e Mick, entrambi vicini agli 80 anni. Il primo (Michael Caine) è un compositore e direttore d’orchestra in pensione, il secondo (Harvey Keitel) un regista ancora in attività: Fred potrebbe però tornare sulle scene, invitato dalla Regina Elisabetta che lo vorrebbe in concerto a Buckingham Palace, mentre Mick sta finendo di scrivere quello che pensa sarà il suo ultimo film importante. Tra saune, bagni turchi, palestre e massaggi al centro benessere dell’albergo immerso nelle montagne, si riflette e si consuma il passare del tempo, tema chiave del film di Sorrentino che per la seconda volta lavora e gira in inglese dopo This Must Be the Place.

L’avanzare dell’età e, in parallelo, lo sguardo su esistenze ancora non prossime alla fine: Fred e Mick sanno che il loro futuro si sta velocemente esaurendo e decidono di affrontarlo insieme, guardando con tenerezza alla vita confusa dei propri figli, all’entusiasmo dei giovani collaboratori, agli altri ospiti dell’albergo.

Paolo Sorrentino sul set del film

Paolo Sorrentino sul set del film

Dopo La grande bellezza, Paolo Sorrentino si allontana dal magma maestoso di Roma per circoscrivere in un nuovo (lussuoso) non-luogo i luoghi dell’anima. Sono bastati i 58 secondi del teaser trailer per comprendere come La giovinezza sia l’ennesimo, nuovo, identico e al tempo stesso differente film del regista de L’uomo in più e Il Divo, ormai un amico di famiglia così prevedibile ma ogni volta sorprendente. Prevedibile per quello che riguarda la capacità di costruire geometrie su atmosfere rarefatte e sospese, sorprendente nel sapervi calare storie inaspettate e personaggi iconici.

È così dal 2001, ormai, da quell’Uomo in più in cui l’inconsueto “doppio” Antonio/Tony Pisapia riuscì a imporsi in un immaginario che, da lì a poco, sarebbe divenuto sempre più “collettivo”. Sì, perché ammiratori o detrattori, il “cinema di Sorrentino” riesce nella non facile impresa di far parlare sempre di sé: sarà stato l’Oscar da poco vinto, sicuramente, ma quale altro film dei nostri tempi ha saputo raccogliere al suo passaggio televisivo così tanti spettatori e così tante discussioni – pro e contro – sui social network? Quello che è mancato, finora, è stata la netta affermazione (eccetto il premio della Giuria al Divo) al Festival di Cannes: sarà la volta buona? “Quant’è bella Giovinezza, che si fugge tuttavia! Chi vuol esser lieto, sia: di doman non c’è certezza”… [cit.].

 

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