Pronti per il MedFilm Festival?

Dal 5 al 14 novembre la 27° edizione della kermesse capitolina dedicata alle cinematografie dell'area mediterranea. "Con la speranza che questi film poi escano in sala", dice Ginella Vocca, presidente del Festival
Pronti per il MedFilm Festival?
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“Il nostro festival è una vetrina per i paesi dell’area mediterranea. Noi vogliamo buttare giù il muro di pregiudizio del sistema distributivo italiano e speriamo che questi film possano poi uscire in sala”.

A parlare è Ginella Vocca, la presidente del MedFilm Festival, il più longevo festival di cinema della Capitale e il primo in Italia dedicato alle cinematografie del Mediterraneo. Dal 5 al 14 novembre il Cinema Savoy, il Museo Macro, il Nuovo Cinema Aquila, La Casa delle Letterature e la Biblioteca Europea ospiteranno il vasto programma di questa ventisettesima edizione.

“Un programma davvero ricco, forse il più ricco degli ultimi anni”, commenta il direttore artistico Giulio Casadei. Sono ottantasei i film tra lungometraggi, corti e documentari e ben trentacinque i paesi rappresentati. Nove i film in concorso il cui fil rouge dominante è l’incontro con l’altro che si articola attraverso il tema del desiderio, della sessualità e del corpo.

Si comincia con il film d’apertura Una storia d’amore e di desiderio della regista tunisina Leyla Bouzid, in anteprima italiana e in uscita in sala grazie a Cineclub Internazionale Distribuzione, storia dell’incontro folgorante tra il timido Ahmed e l’esplosiva Farah. Tra i titoli in concorso anche: Casablanca Beats del marocchino Nabil Ayouch su un laboratorio di cultura hip-hop a Casablanca; On the Fence di Nesrine El-Zayat, viaggio della regista dal Cairo al suo piccolo villaggio natale al nord dell’Egitto; il mélo politico Amira di Mohamed Diab e l’opera seconda di Hafsia Herzi, attrice conosciuta soprattutto per aver lavorato in Cous Cous di Abdellatif Kechiche, che in Good Mother omaggia sua madre e la città di Marsiglia.

Tre i titoli fuori concorso: Eastwood di Alireza Rasoulinejad, sulla ricerca del sosia di Clint Eastwood; Viaggio a Kandahar di Mohsen Makhmalbaf, a vent’anni dall’uscita una riflessione sulle sorti e la situazione dell’Afghanistan e infine Ahed’s Knee di Nadav Lapid. 

Ospiti d’onore saranno il Marocco e la Slovenia, paesi ai quali verranno dedicate vetrine speciali per celebrare le loro vivaci cinematografie. L’omaggio al Marocco proporrà Before the dying of the light di Ali Essafi e Death for sale, uno dei più celebri film di Faouzi Bensaïdi, che tra l’altro riceverà il Premio alla Carriera, mentre il focus sulla Slovenia sarà tutto al femminile (tra le opere proposte Il segreto della miniera di Hanna Slak).

Tra gli appuntamenti anche il concorso dei cortometraggi, il Premio Koinè alla scrittrice somala Igiaba Scego; il Premio Valentina Pedicini dedicato alle opere prime e seconde;  le sezioni Perle, dedicata al cinema italiano indipendente; Sguardi dal futuro e Voci dal carcere. Tra gli eventi speciali: Candle in barbe dire di Fabio Masi e I figli di Caino di Keti Stamo, entrambi in collaborazione con Amnesty International, e Lettre à la prison di Marc Scialom in collaborazione con Edizioni Artdigiland.

La giuria del concorso sarà composta dal regista Leonardo Di Costanzo, dalla sceneggiatrice Ippolita Di Majo, dalla produttrice Mathilde Henrot, dalla regista Francesca Mazzoleni e dalla scrittrice Melania Mazzucco.

Infine Vito Borrelli, rappresentante in Italia della Commissione Europea, conclude: “Questo festival ha ventisette anni, ma non li dimostra perché ogni anno c’è un elemento nuovo. Ci auguriamo che le sale tornino a riempirsi e che i cinema tornino ad essere un luogo di socializzazione. Il cinema è una fonte di intrattenimento, ma anche di riflessione e credo che i politici non ci vadano abbastanza”

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