Pesaro Film Festival e il cinema russo femminile

Dalla Russia, uno sguardo alla poetica delle registe emergenti
Pesaro Film Festival e il cinema russo femminile
Suleiman Mountain (2017), di Elizaveta Stishova

Nel decimo anniversario del focus dedicato al cinema russo, un incontro di Pesaro Film Festival presenta i cinque sguardi femminili di quest’anno e discute gli sviluppi della relativa cinematografia contemporanea. Partecipano Irina Borisova, Vicepresidente del Centro dei Festival Cinematografici e programmi internazionali, Olga Strada, curatrice della rassegna, e alcune delle autrici coinvolte: le registe Marianna Sergeeva (Le vacanze) e Elizaveta Stishova (Suleiman Mountain) e l’attrice Maria Borovicheva (The Port, diretto da Aleksandra Streljanaja).

“All’interno di un dialogo attivo con la direzione del festival”, spiega Irina Borisova, “abbiamo scelto registe capaci di trasmettere la particolare sensibilità del cinema russo, sebbene molto giovani”.

Valutati quindi abilità d’espressione e varietà, emotiva e stilistica, come precisa Olga Strada: “L’intento della rassegna vuole essere quello di dare voce alle diverse anime del cinema russo, sempre sfaccettato e mai omogeneo. Perciò troviamo corti e lungometraggi, documentari e film di fiction”.

A proposito, tra i documentari Le vacanze di Sergeeva, diplomatasi presso la Scuola di Cinema documentario di Marina Razbezhkina: “La formazione è improntata sulla massima resa possibile della realtà: sono vietati zoom e riprese nascoste, non è consentito inserire la musica in fase di montaggio, bisogna raccontare la vita così com’è”. E aggiunge: “Tutto l’iter di creazione del film è seguito unicamente dal regista.”

Riguardo al suo personale approccio al documentario, afferma: “Molti festival richiedono ai documentaristi russi testimonianze di argomento politico. Io sono interessata a indagare l’aspetto umano con storie intime, familiari. Ma questo non mi impedisce di prestare attenzione anche alla politica”.

cinema russo

Il già pluripremiato Suleiman Mountain della moscovita Stishova appartiene invece alle pellicole di finzione, nonostante dimostri profondo realismo: “Il mio non si può definire al cento per cento un film russo, essendo ambientato in Kirghizistan e girato nella lingua locale. Sono favorevole alla libertà dell’attore, aspetto che mi ha creato non poche difficoltà in fase di lavorazione, soprattutto con il bambino protagonista”.

Interrogata in merito all’esistenza di unaNew Wave’ del cinema russo, Stishova risponde: “Esiste ma si rinnova continuamente, senza mantenere una linea compatta e coerente. È come se non volessimo ereditare la tradizione precedente”.

Punti di riferimento, però, ce ne sono, e tra questi l’autrice cita la Scuola di cinema fondata da Aleksandr Sokurov, dove si sono formati registi come Kantemir Balagov (Miglior Regia nella sezione Un Certain Regard di Cannes 2018) e Aleksander Zolotukhin (presentato all’ultima Berlinale).

La protagonista di The Port, Maria Borovicheva, racconta invece il proprio punto professionale: “Dopo La Rete, è il secondo film che interpreto diretta da Streljanaja: sono state entrambe esperienze molto forti. Qui mi sono dovuta immergere nel ruolo di una ragazza invalida, una sfida notevole, anche dal punto di vista umano”.

I film presentati guadagnano anche i complimenti di Bruno Torri, fondatore con Lino Micciché della Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro, che vi scopre con piacere un “cinema capace di uno sguardo molto onesto alla realtà, descrivendone le ambiguità senza giudicarle”. Caratteristica, a detta dello storico critico, quanto mai rara e preziosa al giorno d’oggi.

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