Pasolini prossimo nostro su Chili

Il documentario di Giuseppe Bertolucci disponibile dal 2 novembre, a 45 anni dalla tragica scomparsa di PPP
Pasolini prossimo nostro su Chili
Pasolini prossimo nostro

A quarantacinque anni dalla tragica scomparsa di Pier Paolo Pasolini, avvenuta la notte del 2 novembre 1975, VIGGO ripropone “Pasolini prossimo nostro”, documentario diretto da Giuseppe Bertolucci con Pier Paolo Pasolini, il cast e la troupe di “Salò o le 120 giornate di Sodoma”, impegnato in un lungo dialogo con il giornalista tedesco Gideon Bachmann. 

Prodotto dalla RIPLEY’S FILM e da Cinemazero. Il film – che nel 2006 fu presentato in anteprima mondiale alla 63a Mostra del Cinema di Venezia, nella sezione Orizzonti Doc. – sarà disponibile su Chili TV dal 2 novembre.

Dal rumore di un set emerge la voce di Pasolini al lavoro per completare la sua ultima, contestatissima e postuma opera cinematografica “Salò o le 120 giornate di Sodoma“, mentre si lascia seguire da una piccola troupe capeggiata dal giornalista Gideon Bachmann, che lo coinvolge in una lunga, straordinaria intervista/conversazione.

Il regista trasforma l’intervista in un lucido e violento attacco alla società; un grido d’allarme che, assieme alle immagini del set, dà vita a una sorprendente sovrapposizione tra film e realtà a svelare la metaforica messa in scena pasoliniana della modernità.

Giuseppe Bertolucci ha realizzato i 63 intensi minuti del film scegliendo tra oltre 50 ore di conversazioni inedite di Pasolini con Bachmann, 3.000 metri di negativo cinematografico, 7.200 scatti fotografici, centinaia di pagine di trascrizioni audio, in 23 mesi di lavoro, tra preparazione, riflessioni, pause, discussioni e ripensamenti.

Utilizzando le immagini di scena di Deborah Beer, Bertolucci ha creato una sorta di sintesi dell’ultima opera di Pasolini, sostituendo le immagini fisse alle sequenze cinematografiche, commentandole con alcune preziose testimonianze filmate e sonore dell’autore dall’archivio di Bachmann, lasciandoci così a una rilettura inedita di uno dei film più sconvolgenti degli anni settanta.

“Il film di Bertolucci – ha dichiarato il produttore Angelo Draicchio – ha la valenza di un definitivo testamento intellettuale; vuole essere un ulteriore tassello nella memoria collettiva, vuole dar voce, ancora una volta, a una delle intelligenze più vive e lucide della nostra cultura e, in generale, del secolo scorso.”

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