Parola ai mammuth

Bisio, Insegno, Lanfranchi: L'era glaciale 2 secondo i doppiatori italiani del film. Dal 21 aprile in 600 copie
13 Aprile 2006
Parola ai mammuth

Più di 150 milioni di dollari in tutto il mondo. Incassi da record dagli Stati Uniti a Trinidad Tobago. Questo il biglietto da visita con cui dal 21 aprile si presenta nelle nostre sale L’era glaciale 2 – Il disgelo, il sequel della fortunata animazione della Fox che sarà distribuito in Italia con oltre 600 copie. Ad accompagnare le gesta del bradipo Sid, della tigre Diego e del mammuth Manny saranno ancora una volta le voci italiane di Claudio Bisio, Leo Gullotta e Pino Insegno. Tra le new entry, anche la moglie Roberta Lanfranchi e il cantante inglese Lee Ryan, nei panni della mammuthina Ellie e dell’opossum Eddie. Come suggerisce il sottotitolo del film, missione comune della coloratissima compagnia è quella di mettersi in salvo dallo scioglimento dei ghiacci.
“Non è stato facile interpretare le battute in italiano – racconta Lee Ryan – sono stato però aiutato dalla passionalità della vostra lingua. Unita alla teatralità del mio personaggio, sempre pronto ad accentuare ogni movimento, sono riuscito poco a poco ad enfatizzarne ulteriormente gli aspetti. Mi ero già confrontato con l’italiano cantando qualche canzone, ma questa è stata un’esperienza totalmente nuova ed appassionante”. Il doppiaggio del film ha poi riunito Claudio Bisio e Pino Insegno, a quattro anni dal primo capitolo de L’era glaciale: “Per me che non sono un professionista – dice Bisio, è come affrontare un mondo nuovo. Nel caso del bradipo Sid, che ormai non posso più smettere di amare, all’arduo compito di rispettare il labiale e le espressioni del volto si aggiunge anche la difficoltà della zeppola: non un vezzo inventato da me, ma una caratteristica già presente nell’originale”.
Diverso l’approccio di Insegno, già da anni nel mondo del doppiaggio: “Lavorare su un film d’animazione è tremendamente più difficile perché bisogna in tutti i modi cercare di donare l’anima a un personaggio creato in maniera artificiale”. All’entusiasmo dei doppiatori si unisce poi anche la moglie Roberta Lanfranchi, sulle prime restia a prendere parte al progetto: “Alla fine mi sono lasciata convincere ripensando a quanto il primo film fosse piaciuto a nostro figlio Matteo. Ero molto tesa, ma il direttore del doppiaggio è riuscito a mettermi sempre a mio agio, lasciandomi anche abbastanza libera. La cosa più difficile è stata confrontarsi con i versi e le urla. Penso di avercela fatta, ma oltre al divertimento c’è stata anche tanta fatica”.

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