Ossessione Ray

Al festival di Torino tutto esaurito per la retrospettiva dedicata al regista di Gioventù bruciata e Johnny Guitar
19 Novembre 2009
Ossessione Ray
Nicholas Ray

“I suoi film sono così pieni di tensione che, ancora oggi, quando li guardo provo una fitta di dolore”, racconta Susan Ray, vedova di Nicholas, al festival di Torino per la retrospettiva a lui dedicata, curata da Emanuela Martini. Occasione unica: erano più di vent’anni che non si vedeva l’opera completa di Ray, oltre venti titoli, sul grande schermo, un evento per il pubblico che fa la coda e riempie le sale del festival giorno dopo giorno. Raymond Nicholas Kienze, in arte Nicholas Ray, è passato alla storia per Gioventù bruciata con James Dean, ma ha lasciato ben altri capolavori da studiare e riscoprire. 
Era un regista affascinante e inquieto, difficile da comprendere, ammette la moglie, con pulsioni autodistruttive, caratteristiche che ha spesso riversato nei suoi protagonisti. Caso esemplare Humphrey Bogart de Il diritto di uccidere, sceneggiatore cinico e collerico che quando trova amore e ispirazione (Gloria Grahame) perde anche l’unica possibilità di essere felice. Dirà in coda alla storia: “Sono nato quando mi hai baciato. Ho vissuto le poche settimane che tu mi hai amato”. O Robert Mitchum Il temerario, ex campione di rodeo, che passa il tempo vagabondando da un posto all’altro finché non incontra Susan Hayward (magnifica) che lo porta diritto verso la morte. Ancora, Maureen O’Hara vittima sacrificale in Hai sempre mentito. Ma Ray era anche un uomo di grande ironia, i dialoghi dei suoi film ne sono pieni: le battute caustiche di Bogart, e dell’ispettore che lo perseguita, sono da antologia. Lo stesso Mitchum è una miniera di arguzie nel Temerario, e Melvyn Douglas, scapolo impenitente dal cuore d’oro, non è da meno in Hai sempre mentito
Ribelle, insofferente all’America Hollywoodiana da cui si allontana negli anni sessanta, per poi tornarci un decennio dopo in veste di insegnante in un’università vicino New York, Ray realizza prima di morire l’originale We Can’t Go Home Again, mai del tutto concluso e ora in fase di restauro grazie alla tenacia della moglie Susan. 
Wim Wenders che ha filmato i suoi ultimi giorni di malattia in Nick’s Movie, sorta di testamento spirituale dell’amico e maestro tra ricoveri in ospedale e conversazioni con amici e collaboratori, ha detto di lui: “E’ l’uomo più giovane che ho conosciuto nella mia vita”.

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