Oggi in tv, auguri Lina!

La Wertmüller (fresca di Oscar alla carriera) compie 92 anni e la tv la festeggia con alcuni dei suoi cult: i consigli della redazione
14 Agosto 2020
In evidenza, Tv
Oggi in tv, auguri Lina!

Ecco i film che la redazione di Cinematografo ha selezionato tra quelli programmati in chiaro per venerdì 14 agosto.

 

MIMI’ METALLURGICO FERITO NELL’ONORE – Cine 34 (canale 34), ore 9:55

È una storia tra la contestazione e il folklore, l’evocazione del comunismo di lotta e la stereotipizzazione dell’influenza del potere mafioso nel Sud, l’amore improvviso e carnale e la vendetta dell’onore perduto, caratterizzata dal tipico stile registico di Lina, scatenato e greve (ancora su discreti livelli, fino al capolavoro Pasqualino Settebellezze: altri dieci anni e sarebbe andata sfortunatamente in caduta libera), con zoom ed effettacci abbastanza adeguati alla brutalità romantica e tempestosa della narrazione. Puntellato dalla potenza musicale di Giuseppe Verdi (in alternanza col brio sarcastico di Piero Piccioni), la Cavalleria Rusticana (echeggiata da uno dei personaggi) in stile Wertmuller vale, forse, più come somma di elementi che come totale organico, perché certamente ci sono sofferenze nell’amalgamare le componenti e nell’asciugare certi passaggi probabilmente verbosi. È entrato nella storia del cinema italiano per il suo tono grottesco (all’epoca inusuale) e per le mastodontiche prove degli attori, capitanati da un Giancarlo Giannini a dir poco strepitoso nei panni del povero Mimì (memorabile l’intermezzo con l’enorme Elena Fiore, sequenza quasi felliniana, buffa e tragica). (Lorenzo Ciofani)

 

MINE VAGANTI – Rai Movie (canale 24), ore 21:10

“Una nuova cornice (non più Roma, non più il quartiere Ostiense, non più i dolci della pasticceria Andreotti) ospita la virata di Ferzan Ozpetek, che si rifugia negli splendidi colori di Lecce e del Salento per mettere da parte l’enorme passo falso di Un giorno perfetto e tornare a tematiche più congeniali, trattate per la prima volta dal regista guardando più alla commedia che all’abituale mélo. Per farlo, affida tutto (o quasi) alla coralità dell’intreccio, incentrando snodi e sviluppi semplicemente all’interno di un nucleo familiare, non disdegnando numerose gag e facendo leva sulla prova maiuscola di tutto il cast.” (Valerio Sammarco)

 

TRAVOLTI DA UN INSOLITO DESTINO NELL’AZZURRO MARE D’AGOSTO – Rete 4, ore 21:25

Lo statuto di culto deriva da almeno tre elementi. Il primo è il titolo italiano: lunghissimo, didascalico come un grido in prima pagina, suggestivo al pari dell’introduzione di un capitolo in un romanzo d’avventura, diventato proverbiale nel linguaggio comune. In inglese, lingua della sintesi, è stato ridotto ma mantiene la sua efficacia: Swept Away evoca bene il distacco dalla civiltà e la dimensione selvaggia. Il secondo è dato dal contesto storico e le dinamiche politiche: mette in scena la lotta di classe in un’allegoria esplicita, lo scontro tra capitalismo e comunismo, padroni del nord e servi del sud, donne ricche e apparentemente emancipate e uomini rudi e retrogradi. Le ambiguità ci sono, eccome se ci sono, ma la macchina è talmente esplosiva da costringere a una lettura meno schematica. E il terzo è il sesso. Incarnato da due attori dall’alchimia miracolosa. Lo stile spudorato della regista, sostenuto dalle musiche di Piero Piccioni e dal montaggio di Franco Fraticelli, detona in quello che è forse il suo apologo più rotondo, dedicandosi allo studio antropologico di due personaggi ai quale vuole bene. Per la Wertmüller è la definitiva consacrazione negli States. (Lorenzo Ciofani)

 

FILM D’AMORE E D’ANARCHIA – Rete 4, ore 23:55

In parallelo alla nuova onda di cinema antifascista, è anticamera di Pasqualino Settebellezze. Non tanto per il personaggio maschile, sempre interpretato da un Giancarlo Giannini all’apice dell’istrionismo (complice il trucco di Michele Trimarchi che lo rende biondastro e lentigginoso), quanto per l’idea di interpretare il Paese attraverso l’esperienza fascista: se Pasqualino era l’uomo senza qualità che subiva volentieri il regime salvo poi ritrovarsi nell’inferno nazista, il Tunin di questo film è invece il contrario dell’inettitudine, poiché ciò che lo muove è il desiderio di uccidere Mussolini. Contadino lombardo di fede anarchica, è un classico personaggio wertmulleriano: giovane uomo tempestoso, travolto dalla passione qui sul versante politico-ideologico, destinato dapprincipio al fallimento perché sorpreso dalle conseguenze della carne. Che ha il corpo di Salomè, una sempre grande Mariangela Melato in versione bolognese, personaggio allegorico che, nell’ottica della regista, incarna il crocevia tra storia e fantasia, cronaca e racconto: la donna, infatti, fu l’amante di Anteo Zamboni, il ragazzo che qualche anno prima (siamo nel 1932), cercò invano di assassinare il Duce a Bologna, finendo per cadere sotto il piombo fascista. Materia piuttosto esplosiva in questo grottesco ambiziosissimo: gli esasperanti primi piani che cercano i volti quasi caricaturali di Giannini e Melato; il vago fuori sincrono che mette in relazione pensiero e azione fino a renderla cosa unica e al contempo sfuggente; il ripensamento della prospettiva felliniana che sottende il suo cinema sin dagli esordi, con la nuova collaborazione con Nino Rota che sottolinea la matrice musicale dell’autrice. (Lorenzo Ciofani)

 

L’UOMO NELL’OMBRA – Rai Movie (canale 24), ore 2:55

L’uomo sbagliato nel posto sbagliato al momento sbagliato, come nella miglior tradizione del maestro Hitch. Col passo teso e rapido del miglior thriller possibile, L’uomo nell’ombra vive all’ombra delle ombre stesse: non è un caso che non si veda nemmeno per un momento il riverbero di un raggio di sole. Dominato da paesaggi naturali desolanti e freddi (l’isola), nonché da un interno (il palazzo in cui si è ritirato l’entourage dell’ex premier, quartier generale e vera trincea) claustrofobico e gelido ed altri luoghi (case private, motel, navi, strade) tutt’altro che accoglienti, questo minaccioso e ansiogeno giallo coinvolge e appassiona grazie allo splendido equilibrio che l’esperto Polanski raggiunge, mantenendosi costantemente sul registro del capolavoro. Allusioni inequivocabili (non è un mistero che dietro Adam Lang ci sia Tony Blair) e critiche non scontate (il Labour Party non ci esce granché bene), contributi tecnici infallibili (le musiche di Alexandre Desplat, la fotografia di Pawel Edelman) attori in stato di grazia. (Lorenzo Ciofani)

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