Nel nome del Padre (Amorth)

"Se siete sicuri che Dio non esista, alzate la mano!", dice William Friedkin. A Venezia con The Devil and Father Amorth
31 Agosto 2017
Festival, Personaggi
Nel nome del Padre (Amorth)

Atmosfera tutt’altro che demoniaca alla conferenza stampa del documentario The Devil and Father Amorth, presentato fuori concorso ieri durante la prima giornata del Festival: protagonista assoluto in praesentia il regista William Friedkin, che insieme al produttore Michey Liddell e al suo collaboratore e line producer Francesco Zippel ha risposto alle domande dei giornalisti in sala, riprendendo i passaggi più salienti del suo ultimo lavoro, in cui viene documentato un vero esorcismo. Si è parlato molto dell’elemento ironico che, in generale, contraddistingue il film e il cinema di Friedkin, ma soprattutto lo straordinario personaggio di padre Gabriele Amorth, immortalato a più riprese nell’atto di farsi beffe del suo oscuro comprimario (abbarbicato nel corpo di una donna posseduta, Cristina) con smorfie e gesti irriverenti: «Amorth era molto a suo agio nel suo lavoro e trattava il demonio come se fosse un idiota. Avrebbe sicuramente fatto dell’ironia anche qui in conferenza stampa», ha commentato il regista riferendosi alla recente scomparsa del celebre esorcista – avvenuta lo scorso anno, prima che il film venisse ultimato.

Alle bonarie insinuazioni dei giornalisti sulla presunta componente finzionale e artefatta di alcune scene del film (la voce della posseduta, l’atteggiamento apparentemente distaccato dei suoi familiari, il racconto sulle minacce di morte che il regista e il suo collaboratore avrebbero ricevuto in chiesa da Cristina nel corso di una delle sue turbolente trance), Friedkin ha risposto ribadendo con forza il valore realistico dell’intero progetto: “Tutto ciò che ho visto con i miei occhi e documentato durante l’esorcismo era autentico. La voce della donna non è stata modificata, in sede di montaggio siamo rimasti sconvolti dai suoni registrati. Superata la paura iniziale, ho provato una compassione tremenda per questa donna”.

Per il regista ottantaduenne, che si era trovato quarant’anni fa a dover inventare di sana pianta le scene del rito ne L’esorcista (1973), l’incontro con padre Amorth ha ribaltato i termini del suo rapporto con lo scetticismo e con la fede. Per questo motivo ha deciso di raccontare in immagini questa esperienza realistica e potente. L’invito finale che rivolge alla platea è quello di non essere scettici e di coltivare la curiosità come atteggiamento positivo rispetto ai misteri della vita e dell’amore: “Se siete sicuri che Dio non esista, alzate la mano!… Quante persone hanno alzato la mano?… Quattro?! E come fate ad esserne così sicuri?!”.

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