Metamorfosi pesarese

“È un film sul dolore, ma anche sulla speranza, un invito ad andare avanti”, spiega la regista portoghese di A metamorfose dos pássaros Catarina Vasconcelos
27 Agosto 2020
Festival, In evidenza
Metamorfosi pesarese

Nel corso del matinée di mercoledì 26 si discute il cinema come elaborazione di un lutto, racconto di un mito o ricerca ossessiva. Nel pomeriggio la proiezione di tre nuovi titoli del concorso, mentre la serata è dedicata al cinema italiano con Rosa Pietra Stella.

 

Come ogni giorno, a inaugurare la mattinata di Pesaro 56 è l’incontro con i registi del concorso. Mercoledì è stato il turno di Catarina Vasconcelos, Oda Kaori (in collegamento video) e Francesco Dongiovanni. A metamorfose dos pássaros (The metamorphosis of birds) “È un film sul dolore, ma anche sulla speranza, un invito ad andare avanti superando gli ostacoli” ha spiegato la regista portoghese Vasconcelos, che ha realizzato il suo lungometraggio partendo dalla storia di un lutto famigliare e arrivando a raccontare un capitolo importare della storia del Portogallo. “Sentivo che per me era imprescindibile fare riferimento al passato coloniale del mio paese, è qualcosa che da noi si è iniziato a discutere soltanto da pochi anni”. Nel film, vincitore al Vilnius Film Festival 2020, tante sono le inquadrature influenzate dall’arte moderna e contemporanea (la regista è diplomata all’Accademia di Belle Arti di Lisbona), oltre che le ambientazioni in contesti naturali: “La mia idea è che se esiste una spiritualità questa è accanto alla natura”.

 

È una prospettiva certamente condivisa anche dalla giapponese Oda Kaori, autrice di Ts’onot (Cenote), vera e propria esplorazione delle cavità del sottosuolo messicano legate alla mitologia degli antichi Maya. “Ho concepito il film come se fosse il racconto di un mito e un modo per creare una connessione con delle persone appartenenti a una cultura molto diversa dalla mia. Per le riprese subacquee ho preso una licenza specifica e ho ripreso tutto con un Iphone, formato che si alterna a quello in 8mm: il cambio di formato ha a che fare con la dimensione temporale del mito” ha raccontato Kaori, che si è formata a Sarajevo presso la scuola di cinema di Béla Tarr: “Mi ha fatto da mentore, soprattutto insegnandomi che il prodotto finale sarà sempre diverso da quello che si è pensato all’inizio, ma che non bisogna mai scoraggiarsi”.

 

Infine il pugliese Francesco Dongiovanni si è espresso sul suo cortometraggio Non si sazia l’occhio, dove si uniscono paesaggi muti, riprese dal cellulare e foto di archivio: “È un film che nasce dall’ossessione di voler fare delle cose. Avevo finito un lungometraggio e volevo subito iniziare qualcosa di nuovo, inizialmente ho iniziato a girare con il cellulare senza saper bene cosa stavo facendo. Nel frattempo lavoravo in archivio e sulle fotografie della prima guerra mondiale: il mio è un continuo desiderio di cercare, un’ossessione insaziabile”. In merito all’attività svolta nella sua regione da Apulia Film Commission ha detto: “Sono molto contento del lavoro che si sta facendo in Puglia sul cinema: sia il lavoro di educazione alle immagini e che la struttura produttiva funzionano molto bene. Non mi riferisco solo ai film industriali, spesso vengono aiutati e sostenuti anche progetti più piccoli come i miei. Tanti della mia generazione se ne sono andati, io ho provato ad aspettare il cinema fermandomi a casa e per fortuna è arrivato”.

 

La giornata è proseguita nel pomeriggio allo Sperimentale con la proiezione dei film in concorso: il collage cinematografico-musicale Thick air di Stefano Miraglia, l’esperimento cronologico e meteorologico Aggregate states of matters di Rosa Barba e infine Lúa vermella (Red moon tide) dello spagnolo Lois Patiño, visionaria storia di streghe e di morte ambientata in Galizia. A seguire, l’omaggio a Corso Salani con Gli occhi stanchi, finto documentario sul ritorno in patria di una ragazza polacca dopo otto anni trascorsi in giro per l’Europa.

 

La serata è stata tutta dedicata al cinema italiano, a partire dalla proiezione in Piazza del Popolo del primo lungometraggio di Marcello Sannino: Rosa Pietra Stella è la narrazione del tormentato personaggio di Carmela e del rapporto con sua figlia (una bravissima Ludovica Nasti), ambientata in una Napoli feroce, dove conquistarsi lo spazio per vivere è cosa ardua per tutti. A presentare il film, oltre al regista, anche l’attrice protagonista Ivana Lotito (Gomorra-La serie) e la produttrice Antonella di Nocera. In contemporanea la proiezione di Un borghese piccolo piccolo presso il cinema in spiaggia e l’omaggio a Montaldo con Gli occhiali d’oro allo Sperimentale.

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