Mauro Borrelli, da Burton a Ghostmaker

Parola alla matita: il concept designer emigrato a Hollywood è tornato nelle nostre sale con un horror ispirato al Django di Sergio Corbucci
9 Gennaio 2013
Mauro Borrelli, da Burton a Ghostmaker
The Ghostmaker

Cos’hanno in comune la quercia de Il mistero di Sleepy Hollow, il galeone dei Pirati dei Caraibi e la scalinata della casa in Dark Shadows? Sono nati dalla matita di Mauro Borrelli, un italiano trapiantato a Hollywood che per mestiere fa il concept designer, dà vita agli universi immaginari dei grandi registi, da Francis Ford Coppola a Tim Burton, da Terry Gilliam a Bernardo Bertolucci, disegnando mondi surreali. Nessuno è profeta in patria, si sa, e come tanti anche Borrelli ha trovato il successo oltreoceano. Ma con dei padrini cinematografici d’eccezione. “Negli anni ’80 – racconta con un marcato accento veneto che non ha perso – facevo lo scenografo a Cinecittà, sono stato lo storyboard artist del film Il Barone di Munchausen di Gilliam, poi ho lavorato a Il padrino – Parte III e a fine riprese, Francis Ford Coppola mi ha portato negli States ospitandomi nel suo ranch a San Francisco”. Lì ha conosciuto Warren Beatty che gli ha chiesto di creare la locandina di Dick Tracy (1990). Il sodalizio con Tim Burton, invece, dura dal 1999, ha prodotto tre film e una collaborazione nella personale del regista al Moma di New York e alla Cinématèque di Parigi: “Siamo in sintonia perché anche lui è un artista, e io oramai conosco lo stile “burtonesco””.
Quest’anno è tornato nella terra d’origine con il suo terzo lungometraggio da regista The Ghostmaker, già presentato al Festival di Taormina e co-prodotto da Fabio Segatori, altro italiano emigrato, attualmente nelle sale del circuito di Distribuzione Indipendente. Da sempre appassionato di Horror, “negli Stati Uniti – ci tiene a sottolineare – è un genere importante, i nostri maestri sono molto apprezzati, Tim Burton ha l’ufficio tappezzato di poster di Mario Bava”, il suo lo definisce un supernatural thriller. Tre studenti del college trovano un’antica bara che nasconde nel doppio fondo una scatola musicale con un meccanismo ad orologeria. Scoprono che ha il potere di far provare l’esperienza della morte, ma oltrepassare l’aldilà ha sempre un prezzo. La trama ricorda Linea mortale di Joel Schumacher, citato anche da Borrelli, ma l’ispirazione è nata da Django di Sergio Corbucci, “nel film Franco Nero porta a spasso una bara e ho pensato, facciamo una bara che porta a spasso un uomo facendolo diventare un fantasma. Mi sono sempre chiesto cosa faremmo se potessimo essere invisibili”.   
Il colosso Usa Lions Gate ha già distribuito The Ghostmaker in homevideo, in Germania è uscito al cinema a dicembre. Da noi sarà disponibile in dvd grazie a Gmovie, “il free dvd che combatte la pirateria con le stesse armi, gratis contro gratis”, un’operazione commerciale mai tentata prima, ideata da Distribuzione Indipendente e sviluppata da Laboratorio Bizzarro Edizioni. The Ghostmaker è il primo titolo di una serie di film inediti in Italia e grandi cult. Il prodotto si autofinanzia attraverso pubblicità e materiale promozionale contenuto nel packaging del disco, a costo zero per il fruitore finale. Come per la freepress, su tutto il territorio nazionale, in particolare a Roma e Bologna, sarà possibile ritirare, a partire da fine gennaio, una copia gratuita del film presso negozi, librerie, cinema, università, ristoranti e, nel Lazio, persino pizzerie d’asporto (Miss Pizza): ordini la pizza e ricevi in omaggio il film. “E’ una grande iniziativa – commenta il regista – Per un filmmaker l’importante è che il film venga visto e le 20.000 copie che mette a disposizione G movie sono meglio di qualsiasi uscita cinematografica. La distribuzione si sta evolvendo, ci sono nuovi modi di rapportarsi al mercato e nuovi mezzi”.  
Sa di cosa parla Borrelli, abituato agli Studios, dove realizzare un film di qualità con un microbudget – “meno del costo di una Ferrari” – è possibile perché “il cinema negli Usa è visto come un business, non ci sono finanziamenti pubblici e anche un dentista sarebbe disposto ad investire. In Italia, invece, nessuno crede si possa guadagare da un film. Ho contattato degli amici e abbiamo fatto un piccolo piano di vendita, un po’ ho sfruttato la mia reputazione e le mie capacità. Ho costruito la bara da una porta, mentre per il carillon ho montato i marchingegni dei giocattoli di mio figlio con vecchi orologi. È un gioco di squadra, una condivisione: se lavori con me io poi lavoro per te, anche gratis. In Italia questo sarebbe sfruttamento. Le musiche sono di Christopher Young, un compositore che lavora per i Big. Gli ho telefonato dicendo che ero un suo fan e chidendogli di raccomandarci un suo assistente, ma lui, che è un collezionista di carillon, si è offerto di comporre a costo zero il tema principale e sette diverse melodie per la bara. Questo è indicativo del cinema indipendente di Los Angeles, non c’è il timore di passare da uno status all’altro, puoi esplorare vari ruoli”.
A lui il futuro riserva ancora la parte del regista, questa volta con “una fiaba moderna, El Toro, ispirata alla leggenda del minotauro ma ambientata tra le gang latine di Los Angeles. E’ la storia di Teseo, un soldato americano di ritorno dall’Afganistan, che va a cena dalla famiglia di un amico ispanico e scopre che tutto il quartiere latino è soggiogato da una pericolosa banda il cui totem è un minotauro, un elephant man, imprigionato in un vecchio ospedale abbandonato”.

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