L’ultimo appello

"La classe politica non è in grado di capirci e supportarci. Dobbiamo fare da soli", dicono Tozzi e Barbareschi. Oggi al Capranichetta per la manifestazione di associazioni e sindacati contro i tagli alla cultura
9 Dicembre 2010
L’ultimo appello
La protesta sul red carpet allo scorso Festival di Roma

La responsabilità della politica nei confronti della cultura. Questo il tema di cui si è discusso oggi – alla vigilia del 14 dicembre, giorno in cui sarà votata la fiducia all’esecutivo – nel convegno definito da Mario Balsamo di 100 Autori “non una protesta ma una proposta”. In sala – tra gli altri – Veltroni, Franceschini, Ruffini, ma anche Roberto Perpignani e numerosi rappresentanti del mondo dello spettacolo.
Reintegrare il FUS, almeno ai 471 milioni del 2008, contro i 258 attuali. Rinnovare per il prossimo triennio le misure del tax credit e del tax shelter. Abrogare le norme della finanziaria che prevedono notevoli limitazioni di spesa per gli enti locali. Ripristinare i fondi destinati al cinque per mille, ridotti del 75%. Aprire un tavolo ministeriale, volto a tutelare i lavori stabili e precari del settore. Estendere, alle società di spettacolo, le agevolazioni comunitarie e nazionali destinate alla Piccola e Media Impresa. Adeguare e modificare i decreti relativi allo spettacolo dal vivo. Queste le richieste avanzate dalle Associazioni di categoria condensate in un documento firmato da tutti i rappresentanti e letto pubblicamente da uno studente del Centro Sperimentale di Cinematografia, in occupazione permanente ormai da giugno.
Sette punti per “sopravvivere”, a cui se ne aggiunge un ottavo virtuale, che riguarda – per l’appunto – la responsabilità del Governo nei confronti di un futuro sempre più incerto. “Un futuro – sottolinea Paolo Protti dell’Agis – che rischia di essere seriamente compromesso dalla totale assenza di attenzione da parte della politica nei nostri confronti”. Roberto Grossi di Federculture e Maurizio Giustini della Cisl ricordano quante imprese sane siano sull’orlo del baratro e quanto sia importante reagire a questa situazione restituendo dignità ed opportunità al patrimonio artistico italiano e al milione di lavoratori, che gravitano attorno alla sua orbita.
“Dobbiamo adesso più che mai restare uniti, difendendo la Cultura come valore collettivo”, interviene Riccardo Tozzi. E Luca Barbareschi fa eco: “E’ necessario, però, renderci credibili e cambiare in primis la nostra mentalità”. “Evitando – suggerisce – di scioperare sempre di lunedì, e cioè nell’unica giornata di chiusura dei teatri, oppure di farsi rappresentare da attori che pretendono 500.000 euro per il cachet di un film e che poi hanno il coraggio di lamentare il crollo del FUS”.
“La verità – prosegue – è che la classe politica non può aiutarci perché non è in grado di capire”. E dal Partito Democratico, l’onorevole Orsini sottolinea: “E’ sbagliato il metodo con cui gli interventi vengono realizzati. Le riforme, per essere tali, devono essere concertate con gli addetti ai lavori, in un percorso di condivisione di scelte ed idee”.
Dall’altra metà del cielo, Gabriella Carlucci difende le sue ragioni: “Non è vero che la politica sia distaccata dal problema. La legge di riforma che abbiamo varato contiene le risposte a tutte le vostre richieste, dal reintegro del FUS al rinnovo delle agevolazioni fiscali, con una particolare attenzione all’innovazione tecnologica e al futuro degli emergenti”. Ma dal pubblico arrivano le proteste: “Basta con queste pagliacciate”, dice una rappresentante degli artisti 7606, mentre qualcun altro grida: “Avete tagliato e basta, indiscriminatamente! Andate a casa!”. E chi richiama alla civiltà si sente rispondere: “Sono loro gli incivili che stanno mettendo in ginocchio il Paese!”. Ma una voce su tutte mette a tacere qualsiasi polemica. E’ ancora una volta quella di Riccardo Tozzi, che ribadisce la distanza incolmabile tra Governo e Cultura: “Ho smesso anche di cercare la malafede – dice il Presidente di Anec – quello che vedo, ormai, è solo incompetenza e disinteresse”.

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