L’Italia di Wes

"Un omaggio ad Amarcord", dice Anderson. Che riporta in vita le atmosfere anni '50 con Castello Cavalcanti, un corto girato a Cinecittà
14 Novembre 2013
L’Italia di Wes

“Un omaggio ad Amarcord”. Così Wes Anderson sintetizza il senso del cortometraggio di 8 minuti Castello Cavalcanti, presentato in anteprima assoluta durante la CineChat al Festival di Roma con il produttore Roman Coppola e il protagonista Jason Schwartzman. Il lavoro, commissionato da Prada, sembra una lettera d’amore per la Penisola, di cui il regista ama non solo i giganti del passato, ma anche gli interpreti e i lavori attuali: “Mi piace moltissimo Sorrentino e trovo Servillo strepitoso – confessa Anderson – amo Nanni Moretti e di recente ho visto film che mi hanno molto colpito, da Gomorra a Io sono l’amore”.
“Abbiamo girato a Cinecittà – spiega Roman Coppola – perché rappresenta un pezzo della storia del cinema e abbiamo persino utilizzato una parte della scenografia de La dolce vita di cui amiamo la sensibilità”. “L’atmosfera di questi teatri di posa – aggiunge Schwartzman – ha preso vita in modo davvero romantico”.
“Questo potrebbe addirittura diventare il primo capitolo di un film – dice il regista – che potremmo sviluppare come un tour mondiale che omaggia i cineasti maggiori degli studi cinematografici storici delle varie città, da Nizza a Tokyo. Prima, però, dovremmo vedere se Prada è d’accordo”.
La prossima tappa della carriera del regista, dopo l’incontro capitolino, riguarda The Grand Budapest Hotel, film che aprirà il prossimo Festival di Berlino. “Lo abbiamo girato – dice il regista – tra Germania e Polonia e abbraccia periodi storici diversi. Il protagonista, Ralph Fiennes, interpreta il portiere di questo vecchio albergo. Però mi piacerebbe tornare a girare in Italia, ma con maggiore libertà di movimento, non solo negli studi. A Roma sono legati molti ricordi, tra cui l’incontro con Roman Coppola per parlare di Moonrise Kingdom, un progetto a cui lavoravo da anni ma su cui ero bloccato finché lui non ha iniziato a farmi domande molto serie da cui è scaturita la chiave di lettura giusta. E così dalle 6 pagine che avevo scritto fino a quel momento è nato poi l’intero copione. Per questo lo considero quasi un co-sceneggiatore del film. Mi è piaciuto vedere il riscontro del pubblico dei più piccoli rispetto a questo film e a Fantastic Mr. Fox, di cui ho tutti i pupazzi nel mio appartamento di New York. Abbiamo in cantiere un nuovo progetto animato ma non so se troverò mai i finanziamenti perché non è poi così tanto per bambini. In effetti i cartoni oggi rischiano di diventare sempre più violenti e deprimenti. E chissà che in futuro non ci sia anche una pellicola in 3D, anche se non saprei proprio da dove cominciare. Per ora ho comprato un televisore e un lettore ad alta definizione, poi vedremo”.

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