L’Atlantide di Yuri Ancarani

L'ossessione del barchino modificato nella Laguna veneziana. Ad Orizzonti il film del videoartista, nato "senza sceneggiatura"
2 Settembre 2021
Festival, In evidenza
L’Atlantide di Yuri Ancarani

(Cinematografo.it/Adnkronos) – C’è anche l’ossessione per il ‘barchino’ tra gli adolescenti della laguna veneziana in concorso nella sezione Orizzonti della Mostra del Cinema. A raccontarla è il film ‘Altantide’, dal regista e videoartista ravennate Yuri Ancarani, pluripremiato nei festival internazionali, che ha voluto per questo lavoro tutti attori non professionisti reclutati proprio nelle isole della laguna. Il protagonista è Daniele, un giovane di Sant’Erasmo. Vive di espedienti, ed è emarginato anche dal gruppo dei suoi coetanei, che invece condividono un’intensa vita di svago, espressa soprattutto nella “religione del barchino”: un culto incentrato sulla elaborazione di motori sempre più potenti, che trasformano i piccoli motoscafi lagunari in pericolosi bolidi da competizione. Anche Daniele sogna un barchino da record, che lo porti in testa alla classifica. Ma tutto ciò che fa per realizzare il suo sogno e guadagnarsi il rispetto degli altri finisce per rivoltarglisi contro, tragicamente.

“Atlantide – spiega il regista – è un film nato senza sceneggiatura. I dialoghi sono rubati dalla vita reale, e la storia si è sviluppata in divenire durante un’osservazione di circa quattro anni, seguendo la vita dei ragazzi. Questo metodo di lavoro mi ha dato la possibilità di superare il limite di progettazione tradizionale nel cinema: prima la scrittura e poi la realizzazione. Così il film ha potuto registrare in maniera reattiva questo momento di grande cambiamento di Venezia e della laguna, da un punto di vista difficile da percepire, attento allo sguardo degli adolescenti. Il desiderio di vivere così da vicino le loro vite, dentro i loro barchini, ha reso possibile tutto il resto: il film si è lentamente costruito da solo”. Il degrado che intacca le relazioni, l’ambiente e le pratiche di una generazione alla deriva viene osservato infatti attraverso gli occhi del paesaggio senza tempo di Venezia. Il punto di non ritorno della storia è una balorda storia di iniziazione maschile, violenta e predestinata al fallimento.

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