Lamezia Film Fest, chiusura con Maccio Capatonda e Peter Greenaway

Cala il sipario sulla quinta edizione del Festival. Il regista britannico a 360° sulla situazione attuale del cinema, al comico abruzzese il Premio Paolo Villaggio
Lamezia Film Fest, chiusura con Maccio Capatonda e Peter Greenaway
Peter Greenaway

Si è chiuso il sipario sulla quinta edizione del Lamezia Film Fest. La manifestazione calabrese diretta da Gianlorenzo Franzì ha salutato il suo pubblico, dando appuntamento all’anno prossimo, con un nutrito e variegato parterre di ospiti. L’ultima giornata del festival ha visto infatti protagonisti Peter Greenaway, Maccio Capatonda, Alessandro Aronadio e le attrici Laura Adriani e Alice Pagani.

Il maestro inglese ha tenuto una vera e propria lezione sul cinema, intervallata dalla proiezione di clip dei suoi film. Nell’incontro, Greenaway ha espresso nuovamente il concetto di cui da tempo si fa portavoce: il cinema è morto. “Cinema is dead, long live cinema”, questo il suo slogan con il quale ha introdotto le sue argomentazione sulla condizione attuale della Settima Arte. “Una volta si usciva in gruppo per andare al cinema – ha dichiarato Greenaway – ma ora le cose sono diverse, la maggior parte dei film vengono visti in televisione e la cosa peggiore è che spesso non si è in compagnia ma da soli”. A fine serata, il regista ha ricevuto il premio Igeia alla carriera.

Il riconoscimento all’autore britannico non è stato l’unico della serata. Tra i premiati del festival anche Alessandro Aronadio e Maccio Capatonda, entrambi insigniti del premio Paolo Villaggio, il primo per il film Io c’è, il secondo per la sua attitudine attoriale.

Il comico e regista abruzzese ha discusso insieme al pubblico del suo lavoro artistico: “Mi piace destrutturare il linguaggio e tutto questo si riflette sul mio fisico che quando interpreto i miei personaggi viene messo a dura prova”, ha affermato Capatonda. Accostato a Villaggio dal direttore artistico Franzì per la sua “poetica del brutto”, l’attore ha precisato: “Sono un amante del brutto, penso che abbia lo stesso valore del bello, e anche per questo sono un fan di Ciprì e Maresco, che hanno raccontato un’Italia brutta ma affascinante”. Riguardo all’omaggio all’indimenticato attore genovese ha poi aggiunto: “Penso che Fantozzi sia immortale perché invincibile nel suo essere perdente, è quello che mi piace. I perdenti sono i più forti di tutti, anche perché non possono peggiorare”.

Maccio Capatonda e il direttore artistico Gianlorenzo Franzì

Venendo alle ospiti femminili della giornata, il festival ha voluto omaggiare due nuovi volti del cinema italiano con l’invito a Laura Adriani e Alice Pagani. La prima, che nella sua giovane carriera ha già avuto la possibilità di lavorare con grandi registi (Genovese, Piccioni, Soldini) e che ora sta lavorando alla quinta stagione di Che Dio ci aiuti, ha raccontato il suo percorso nel cinema: «ho cominciato con la televisione ed ero completamente inconsapevole di quello che stavo facendo. Quando Giuseppe Piccioni mi ha scelta per Questi giorni, c’è stato un grande salto che mi ha fatto maturare come donna e come attrice. E infatti poi è arrivato il ruolo della non vedente ne Il colore nascosto delle cose di Soldini, che credo mi abbia dato la possibilità di dimostrare cosa posso fare come attrice».

Alice Pagani è invece il vero nome del momento. Dopo esser stata lanciata dal ruolo di Stella nel dittico Loro di Paolo Sorrentino (“è il mio padre artistico”, ha dichiarato), la vedremo a breve nell’attesissima serie Netflix, Baby. “È un prodotto molto forte, perché è ispirato ad una storia vera, quella delle baby squillo dei Parioli – ha raccontato la giovane interprete – è stato interessante approcciarsi a questo ruolo perché è completamente diverso da me”.

Alice Pagani

Netflix è un trampolino di lancio – ha concluso l’attrice – perché vende i suoi prodotti in 190 paesi, e per me è stato incredibile prendere parte ad un progetto così ambizioso”. La serie, diretta da Andrea De Sica, sarà disponibile sulla piattaforma web dal prossimo 30 novembre.

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