La verità di Catherine

"C'è molto di me in questa attrice", confessa la Deneuve. Con Juliette Binoche nel film, regia di Kore-eda, Hirokazu, che apre la 76. Mostra
La verità di Catherine
Juliette Binoche e Catherine Deneuve - Foto Karen Di Paola

È La vérité del giapponese Kore-eda Hirokazu ad aprire, in concorso, la 76esima Mostra di Venezia, con il passo doppio di due grandissime del cinema francese e globale: Catherine Deneuve e Juliette Binoche, nei ruoli di madre e figlia rispettivamente.

Dal 3 ottobre nelle nostre sale con Bim, inquadra Fabienne (Deneuve), star del cinema gallico ammirata e riverita: quando pubblica la sua autobiografia, la figlia Lumir (Binoche) torna a Parigi da New York con marito americano (Ethan Hawke) e figlia al seguito, e l’incontro con la madre svelerà verità e menzogne lunghe due vite.

Come spunto una pièce teatrale scritta nel 2003, “come ambientazione un solo camerino”, la produzione – dice Kore-eda – “s’è avviata grazie alla Binoche nel 2011: non si sapeva ancora se Giappone o altrove, era un po’ vaga la location, poi ho pensato fosse interessante in Francia e a quel punto avevo bisogno di attrici che rappresentassero la storia del cinema francese. Quindi, ho cambiato la sceneggiatura, incentrandola sul rapporto madre e figlia”.
Della sua Fabienne la Deneuve sottolinea “il sostegno apportato al personaggio, di me stessa c’è molto, del resto, c’è sempre. Non posso fare molta differenza tra me stessa, ruolo e personaggio: la capisco perfettamente Fabienne, il mio è stato un ruolo di composizione”.

La Binoche, viceversa, era “da 14 anni che sognavo Kore-eda, per me quetso film è realizzazione di tutti i miei sogni, compreso quello di lavorare – per la prima volta, NdR – con Catherine. Lei è simbolo della femminilità, mi innamorai di lei da piccola”.

Sul lavoro con il regista nipponico, per la prima volta alle prese con un film girato in un’altra lingua e in Europa, Deneuve parla di “esperienza molto originale ma complessa, fatta di guardare e ascoltare: avevamo una traduttrice sul set, ma sul viso delle attrici si leggono le espressioni, la traduzione è una cosa unica, abbiamo dovuto superare l’enorme fatica di comunicare in una lingua diversa”.

“Kore-eda – aggiunge Binoche – non voleva si preparasse in anticipo il film, ma durante le riprese respirava e gesticolava con me, e io mi chiedevo ‘si fermerà a un certo punto…”. Il mio personaggio è una donna profondamente ferita, per me non La vèrité non è una commedia, quando ho capito il personaggio ho pianto, e Kore-eda da lì in poi ha smesso di gesticolare”.

Se la Deneuve rivendica di “essere un’attrice, e non una macchina per interpretare”, la Binoche confessa: “Io sono ossessionata in tutto, mi do totalmente: non solo sul set, anche quando mi lavo i denti”.

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