La profezia Maya

"Il cinema tricolore è piccolo, e per noi vuol dire inflazione e cachet bloccati", accusa la Sansa. Che fa eccezione per il "suo" Bellocchio e Amelio. In sala dal 20 aprile con Il primo uomo
16 Aprile 2012
La profezia Maya

Maya Sansa: italiana o europea? Mi sento un’attrice europea, ma di nazionalità italiana, e con un padre iraniano.Diciamo, italiena?(ride) Sì, sì, mi ci trovo. E mi fa molto piacere.Che attrice sei?Tagliando con l’accetta, esistono due forme d’attori: l’attore-personaggio e quello che ama trasformarsi. Il primo gioca con l’essere se stesso, sempre e per sempre: carisma, personalità e charme immutabili in contesti diversi. Il secondo diventa un altro, scopre altre parti di sé, perché siamo molto più vari e diversi di quanto pensiamo, ci sono tanti altri noi a cui non diamo il permesso di esprimersi .La seconda che hai detto? Mi piace poter vivere tante vite in una sola. Sono molto curiosa, da piccola mi immaginavo biologa o avvocato: oggi essere attrice mi permette di esplorare tutto.Modelli?La mia generazione si è nutrita di cinema anglofono. Penso agli uomini: Daniel Day-Lewis, Tim Roth, Gary Oldman. E oggi li segui ovunque ti porti il cinema. Ogni attore lo vorrebbe, il limite è la lingua, a meno che dopo il successo di The Artist non si torni ai film muti… Da studentessa, io ho sentito il desiderio di partire: Londra, e oggi con l’inglese mi sento a mio agio. E poi, sono tornata a Roma, la mia città, per La balia di Bellocchio, che m’ha iniziato al cinema. E quindi Parigi, ma la curiosità non è svanita, e nemmeno la voglia di partire: terza tappa? Chissà.Eppure, per voi attori nessuno parla mai di fuga di cervelli.Eh, evidentemente non ci considerano tali. Si percepisce con più gravità per le menti scientifiche all’estero, ma non tutto il fenomeno vien per nuocere: i giovani vogliono andare fuori, e che problema c’è? Pensare a un’università lontana da casa per me era normale. Poi sono arrivati i bamboccioni. Sono scampata per miracolo. (ride) E hai trovato la politica culturale francese. Nonostante la regressione mostruosa di Sarkozy, non c’è che dire, sanno come valorizzare la cultura. E anche le attrici degli altri: tu, Monica Bellucci, Valeria Bruni Tedeschi… Quando scoprono qualcosa che funziona, cercano di sfruttarla.Perché, in Italia? Autolesionismo, distruzione e riciclaggio continuo: il nostro cinema è piccolo e c’è una strana forma di inflazione per gli attori. Ti usano e strausano per un paio d’anni , poi i produttori non hanno più voglia di pagarti e ne prendono un’altra: in Italia per le donne, anche se famose, il cachet non sale.Hai due film, Il primo uomo di Amelio e Bella addormentata di Bellocchio, prodotti da Cattleya: come paga? Ha sempre pagato bene, ora dice che c’è una grande crisi. Che è anche una grande scusa.Facciamo i conti? I talenti ci sono, bisognerebbe produrre di più, e la qualità salterebbe all’occhio. Del resto, dici Italia e per prima cosa pensi alla cultura: si pensa, appunto, ma che si fa?Tu, invece, hai fatto l’indiana in Voyez comme ils dansent di Claude Miller (scomparso di recente, ndr). Speravo di lavorarci, era un regista coraggioso: non tutti i francesi avrebbero dato il ruolo a un’italiana, lui sì. Era estremamente libero, la sua immaginazione non era costretta: se un attore lo ispirava, non gli importava nulla delle sovrastrutture. Perché prendere un’italiana per fare un’indiana d’America? Per lui era una domanda che non si poneva.I nostri Claude Miller? Sicuramente, Bellocchio, stessa immaginazione libera. E poi Amelio e Giordana. Il problema è la produzione, un incartamento che costringe i registi a pensare in piccolo. E capita anche ai grandi.
Appunto, i grandi: com’è andata con Amelio? Onorata per il ruolo della madre: amatissima e determinante per il destino di Camus, nonostante fosse ignorantissima l’ha aiutato a seguire la strada letteraria. Era quasi sordomuta, la mia è una presenza silenziosa, discreta. Ma…Ma? Quel che più m’ha attratto è il forte legame che Amelio ha istituito tra l’Algeria di Camus e i suoi ricordi dell’infanzia in Calabria. Ha deciso di fare il film solo quando ha trovato quel collegamento.E i tuoi di collegamenti?
Si trovano sempre i punti in comune con il personaggio, per lavorare su quelli che non lo sono. In questo caso, li avevo nella mia valigia: sono cresciuta con madre e nonna, la situazione matriarcale mi era familiare.Dopo Amelio, Eluana Englaro secondo Bellocchio, e già fioccano le polemiche. Marco è appesantito dal polverone che sempre circonda i suoi film, ancor prima che siano usciti in sala, ma è anche la ricchezza del suo cinema: intenso, complesso, tratta temi scottanti e i dibattiti, le controversie sono naturale conseguenza. Altrimenti, vorrebbe dire che ha smesso di lottare, di provare a raccontare con sincerità, autenticità e forza.Ma Eluana c’è? Non esiste in quanto tale, ma solo come fatto di cronaca: volenti o nolenti in quei giorni, i suoi ultimi giorni, in Italia non si parlava d’altro. E così vivono il mio e gli altri personaggi.Un ruolo che non dimentichi? L’indiana di Miller e Chiara, la terrorista di Buongiorno, notte. Non la associo a Laura Braghetti, ma l’ho difesa, ho trovato le sue ragioni nella mia valigia: non la banda armata, ma il pacifismo.E? Un atteggiamento critico sulla società artistica in cui mi trovavo ad agire: le mie ribellioni sono piccole e banali in confronto a quelle di una guerrigliera sudamericana, eppure neanche Chiara aveva l’ingenuità e l’ignoranza dei Tupamaros. Un personaggio estremamente complesso, emotivo, che si ribella anche ai suoi.Come te? Come me.

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