La notte di Munzi

"Strumentalizzato", si sfoga il regista. A Roma per presentare la cronaca di un'integrazione fallita
9 Giugno 2008
La notte di Munzi
Francecso Munzi

“Il mio non è un film politico e non vuole giudicare i romeni”, Francesco Munzi risponde così alle accuse di strumentalizzazione rivolte al suo Il resto della notte, presentato stamattina a Roma dopo il positivo passaggio alla Quinzaine des Realisateurs e in uscita mercoledì nelle sale italiane in 60 copie grazie a 01 Distribution. Le polemiche intorno all’opera seconda di Munzi (già autore di Saimir) sono il colpo di coda dell’avvelenato dibattito intorno all’immigrazione clandestina che per settimane ha tenuto banco sui media italiani. La storia è incentrata su una delle tante rapine in villa nel nord Italia dove a delinquere sono due romeni. “Quando scritto la sceneggiatura non si parlava ancora di questione romena”, precisa il regista. Paura di essere strumentalizzato? “Sì – dice -. Ne ho timore, sia da destra che da sinistra. Il fenomeno immigrazione resta per me una risorsa preziosa. Ma credo sia sbagliato parlare degli stranieri solo con atteggiamento pietistico”. Prodotto dalla Bianca Film in collaborazione con Rai Cinema, Il resto della notte, cerca di mantenere un equilibrio nell’esporre le ragioni degli uni (italiani) e degli altri (romeni). Tutto inizia quando la moglie di un industriale, interpretata da Sandra Ceccarelli, si convince che la sua giovane domestica rumena, Maria (Laura Vasiliu), sia responsabile della sparizione di due preziosi orecchini. La licenzia senza prove, contro la stessa volontà del marito e quella della giovane figlia Anna (Veronica Besa) che con Maria ha costruito un rapporto umano. La sfortunata straniera si ritrova così nelle paludi della clandestinità, tra ambienti sordidi e cattive compagnie. Dove svaniscono i confini tra il lecito e l’illecito e la disperazione spalanca le porte al malaffare.

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