La Gratitudine secondo di Montigny

Il nuovo libro dello scrittore e divulgatore internazionale presentato a Castiglione Cinema 2020 - RdC incontra, il festival della FEdS: "L'economia educa alla bellezza, ha a che fare con l'armonia"
La Gratitudine secondo di Montigny
Oscar di Montigny - Foto Karen Di Paola

Si chiama Gratitudine. La rivoluzione necessaria, il nuovo libro di Oscar di Montigny, presentato nell’ambito di Castiglione Cinema 2020 – RdC incontra. Direttore Marketing, Comunicazione e Innovazione di Banca Mediolanum di Montigny riflette sui temi che gli stanno più a cuore, a partire da una nuova idea di sviluppo sociale che rimetta al centro l’uomo e che passa, secondo di Montigny, dal “capire che l’unico modo per produrre un vantaggio per sé è quello di produrre un vantaggio per l’Altro, con il quale siamo inevitabilmente interconnessi”.

In un incontro pubblico moderato dalla giornalista Tiziana Ferrario, di Montigny ha raccontato la sua visione dell’economia: “Da non economista ho imparato a memoria la definizione trovata sul dizionario: l’economia è la memoria e l’arte di reggere e amministrare la legge. Per me l’economia è una forma d’arte al bello, una forma educativa alla bellezza. Non si tratta di estetica ma di un concetto che ha a che fare con l’armonia. E la finanza ne è una forma evoluta che ha per tema il denaro”.

 

Che cos’è il denaro? “È energia. Il denaro permette di arrivare a far accadere le cose. È un intermediario per le relazioni tra le persone, è il margine per produrre cose. Se il denaro crea dipendenza e non è equamente distribuito, diventa un problema”.

“Otto persone – continua di Montigny – detengono la ricchezza di 3 miliardi di poveri in tutto il mondo: abbiamo confuso il concetto di prosperità con quello di ricchezza. E poi la ricchezza non necessariamente produce prosperità”.

L’obiettivo è quello di ripensare l’economia e la società. Ma come è stato accolto libro da colleghi? E la domanda di Tiziana Ferrario è suonata come una provocazione. Puntuale la risposta di di Montigny: “il libro si chiama Gratitudine. La gratitudine, da dizionario, è la memoria del beneficio ricevuto. Tutti noi dobbiamo porci una domanda: cosa resterà di noi? La gratitudine è la memoria del cuore”.

di Montigny si concentra sul concetto di vocazione: “Siamo in Umbria, terra di francescani. I francescani partivano per compiere una missione ma avevano una vocazione: costruire monasteri in nome di una fede. Ogni vita ha un perché. Lo scopo della vita è avere uno scopo. Dobbiamo chiederci a quanti e a quali patti siamo disposti a scendere. Negli ultimi venticinque anni abbiamo distrutto flora e fauna in nome del profitto. Ma esiste un profitto che non è quello che conosciamo. In inglese la parola right vuol dire anche onesto e dritto: ricordiamolo”.

Per andare avanti dobbiamo tenere conto di tre elementi: “Mente imprenditoriale, cuore sociale, sensibilità ecologica”.

Il grande problema del nostro tempo è l’analfabetismo funzionale: “Vuol dire comprendere ma non capire. Comprendere il sottinteso ma non capire il significato. Il 47% popolazione italiana è analfabeta funzionale. Una popolazione di essere pensanti incapace di rimettere in discussione tutto il sistema fintanto che l’arco d’azione è limitato al proprio piccolo mondo”.

 

Il futuro è nell’educazione: “L’insegnante insegna, il formatore forma, l’addestratore addestra, l’educatore tira fuori qualcosa che è già dentro di te. L’eccellenza per sua natura non la raggiungi, ma educare non vuol dire eccellere. Tuttavia, educare non interessa a nessuno. Dobbiamo rimettere al centro l’individuo per farlo sfuggire alla deresponsabilizzazione. In questo senso, la pandemia è stata un dono che ci ha messo di fronte a noi stessi. La guida è nelle cinque p: popolo, pianeta, prosperità, partnership, pace”.

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