La giuria degli imparziali

Dal canadese Donald Sutherland che non parla di Dolan al diplomatico "Amo Refn e i suoi film, ma lo tratterò come tutti gli altri" di Mads Mikkelsen: parlano i giurati di Cannes 69
11 Maggio 2016
Festival, In evidenza
La giuria degli imparziali

Probabilmente non c’è cosa più noiosa in un festival della conferenza stampa di apertura dei giurati. Abbottonatissimi, generici, sempre misurati, i giurati hanno per obbligo la riservatezza e per convenienza la dissimulazione. Inutile sperare di cavare qualcosa da loro alla prima uscita pubblica. Così la presentazione a Cannes della squadra capitanata dal Presidente George Miller è scivolata via senza grandi rivelazioni, subito condotta dentro i binari del banale.

Dichiarazioni del tipo “E’ un grande onore e gioia essere qui, vedere i film selezionati da un festival così importante e poterne discutere con gente appassionata” (George Miller), da sempre fanno parte del frasario del giurato, accompagnate spesso da affermazioni più pensose sulla “responsabilità di decidere tra film comunque belli” (la nostra Valeria Golino) o da altre di natura promozionale sulla ricchezza di una giuria composta da “registi, attori, produttori, ognuno con un approccio differente” (Mads Mikkelsen).

Se qualcuno osa far notare un piccolo conflitto di interessi – è il caso di Mikkelsen con Refn, con cui ha già lavorato – viene subito zittito, isolato e guardato male per aver solo sospettato che possano esserci trattamenti di favore a questi livelli: “Amo Nicolas e amo i suoi film, ma li guarderò come guarderò tutti gli altri”, è la risposta secca dell’attore danese.

Ci sono poi i conflitti di interesse di stampo nazionalistico. Fortuna per Miller che non si ci sia nemmeno l’ombra di un film australiano in concorso (“Non dimentichiamoci che sono rappresentati una trentina di paesi, non la totalità”, risponde a un deluso giornalista connazionale), mentre la presenza di Dolan potrebbe imbarazzare non poco il canadese Donald Sutherland, che risponde prima con un “I’m Freezing” e poi con un aneddoto che spiega poco ma fa ridere tutti: “Ci sono tre soldati – un inglese, un canadese e un francese – che stanno per essere fucilati dal nemico. Ciascuno di loro  chiede un ultimo desiderio: l’inglese vorrebbe una tazza di te; il canadese 15 minuti per poter parlare dell’identità canadese; e il francese di venire ucciso prima che il canadese possa parlare”.

Il rito soporifero della conferenza stampa dei giurati si chiude così. Il Festival può finalmente iniziare.

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