La generazione di Virzì

Fecondazione assistita, talento sprecato e parole d'amore: per il regista livornese è la giovane Italia, Tutti i santi giorni
5 Ottobre 2012
La generazione di Virzì
Paolo Virzì

Virzì controcorrente. Mentre il recente cinema italiano registra i guasti di un paese allo sbaraglio, il regista livornese – che tra i suoi colleghi non è certo il meno sensibile ai temi d’attualità – sciorina una commedia tenera-tenera che sembra vicina parente del minimalismo romantico all’Away We Go di mendesiana memoria (quel Mendes: Sam).
Anche qui protagonisti sono due giovani, carini e innamorati: Guido (Luca Marinelli), portiere di notte in un albergo romano a 4 stelle, ragazzo timido ed erudito (soprannome: Guidipedia), esperto in letteratura protocristiana, tanto da meritare le avances di prestigiose università americane; e lei, Antonia (l’esordiente Thony), cantautrice dalle spiccate qualità di scrittura e una voce cristallina alla Joni Mitchell, costretta a lavorare in un autonoleggio sulla Tiburtina. Due degli innumerevoli talenti sprecati di casa nostra; due anime belle che, nonostante non riescano a generare un figlio, si tengono e si amano l’un l’altra con complicità, semplicità, Tutti i santi giorni: tratto dal romanzo di Simone Lenzi (La generazione, Dalai Editore), prodotto da Rai Cinema (l’Ad Paolo Del Brocco assicura: “Faremo anche il prossimo di Paolo”) e in uscita in 300 sale da giovedì 11 ottobre, distribuito da 01, il film non è una fuga dal presente, e “anche se ha la grazia di una fiaba – assicura Virzì – ci sono sullo sfondo temi come la fecondazione assistita, la sottovalutazione dei giovani e un certo clima sociale”. Poi precisa: “Ho iniziato la mia carriera raccontando la storia di una coppia senza figli (La bella vita, 1994, ndr), torno a farlo anche oggi. Non ho mai permesso che i problemi di rilevanza giornalistica prendessero il sopravvento sul vero interesse del mio lavoro: le vicende umane. Non si possono fare film su un tema“. Nello specifico il romanzo di Lenzi rivelava “uno sguardo ironico e raffinato su una questione struggente. E poi dietro le traversie di questa coppia c’è una travolgente storia d’amore. E parlare d’amore non è mai facile, si rischia sempre di scivolare su fasullaggini e mielosaggini”.
D’altra parte rispetto all’originale letterario non è cambiato solo il titolo: “Il romanzo è un monologo interiore del portiere di notte, dietro il quale si cela lo scrittore e la sua esperienza reale. Nel film abbiamo voluto addottare entrambi i punti di vista”. Guido e Antonia, ovvero Luca Marinelli e Thony “due personaggi splendidi con i quali ho scelto di passare due anni della mia vita”. Il primo “l’avevo visto ne La solitudine dei numeri primi di Costanzo e ne L’ultimo terrestre di GiPi, ma è a teatro, nella compagnia del grande Carlo Cecchi, che mi ha folgorato. E’ un trasformista e uno dei protagonisti del prossimo cinema italiano. Thony (all’anagrafe Federica Victoria Caiazzo, padre siculo, madre polacca, ndr) l’abbiamo scelta dopo aver incontrato tre-quattro giovani cantautrici del panorama indie, che lo stesso Lenzi, appassionato di musica (era il leader della band Virginiana Miller, ndr) mi aveva segnalato. Cosa mi ha conquistato di lei? Il fatto che sembrasse del tutto indifferente all’opportunità che le veniva offerta. Recitava come se il cinema non le interessasse affatto. Questi due interpeti hanno portato una dote di autenticità che si trova solo negli attori alle prime esperienze sul set. E poi, secondo me, si piacciono davvero”.
Attorno a queste due promesse del nostro cinema (e della musica: Thony ha firmato l’intera colonna sonora), troviamo facce inedite (per dare al film quello che Virzì chiama “tocco di verismo”) e professionisti navigati come Franco Giargia, attore napoletano di teatro, che interpreta il ruolo di un ginecologo dalle amicizie vaticane. Sullo sfondo una Roma “dalle mille facce, feroce e umana, la Roma delle cupole e quella della periferia. Una città che mi ha sempre suscitato sentimenti ambivalenti, fascinazione e inquietudine”. La sceneggiatura è a firma di Francesco Bruni, Simone Lenzi e Paolo Virzì. Alla produzione (di Motorino Amaranto e Rai Cinema) ha partecipato, grazie alla normativa sul Tax Credit, la Monte dei Paschi di Siena.

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