La Belle Epoque di Fanny Ardant e Nicolas Bedos

“La ricchezza di un personaggio è nella sua contraddizione” dice l’attrice del film alla Festa del Cinema di Roma e dal 7 novembre in sala
La Belle Epoque di Fanny Ardant e Nicolas Bedos
Fanny Ardant - Foto Karen Di Paola

“Marianne è forza e fragilità, insieme” dichiara Fanny Ardant, in un italiano incerto ma delicato, affascinato e affascinante, per descrivere il suo personaggio ne La Belle Epoque, in anteprima alla Festa del Cinema di Roma e dal 7 novembre al cinema. “Non vuole rassegnarsi alla fine di un grande amore e invece di arrendersi diventa crudele. Ma la sua crudeltà non è gratuita, lo fa per scuotere l’uomo della sua vita”.

Un film incentrato sul sentimento ma anche sulla memoria e la nostalgia del passato. Fanny Ardant prova nostalgia? “Mi piacerebbe rivivere le emozioni del mio primo film, La signora della porta accanto: un film grande come l’amore e perfetto come i pianeti che si allineano”.

Sempre sul ricordare, aggiunge di essere “maestra di tutti i ricordi, tra cui conservo ogni cosa che ho vissuto. Si dice che non è bello vivere nel passato, ma io lo amo, così come amo il momento presente”. E conclude: “Per me, presente e passato sono gemelli”.

E per quanto riguarda il regista, Nicolas Bedos, che cosa lo ha spinto verso La belle epoque? “C’è qualcosa di Proust e della Recherche. Da piccolo, racconta mia madre, passavo molto tempo a ricordare una certa settimana di vacanza o una certa storia d’amore. Attraverso l’arte cerco di comunicare il nostro diritto a smontare e rimontare la nostra vita a piacere, come una scatola di ricordi”.

Che ne dice Fanny Ardant, del suo regista per questo film? “Nicolas è un artista appassionato, con grande cura per i dettagli. È una grande gioia per un’attrice lavorare con qualcuno che sa dove vuole andare. Per me, un bravo regista è come un giardiniere: lascia crescere le piante, ma ha in mente cosa diventeranno”.

Nel film, a proposito di dettagli, trova spazio un cameo del libro di Jack London, il Martin Eden cui Pietro Marcello ha dedicato la sua ultima pellicola con Luca Marinelli. “Il personaggio di Guillaume Canet, Antoinedice ancora Bedos, “avanza nella società grazie alla cultura, un tema caro a Jack London e fondamentale in Martin Eden. Sapevo di non avere il tempo per sviluppare questa storia, ma le metafore e i libri dicono molto di una persona”.

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