Kasia selvaggia

"Noi attori ci guardiamo dentro fino a farci male" dice la Smutniak. Con Marco Foschi, Nelle mani di Peter Del Monte
5 Marzo 2008
Kasia selvaggia
Kasia Smutniakprotagonista di Nelle tue mani

“Gli attori non sono gente normale, sono schizofrenici: si guardano nel profondo fino a farsi male. Ora sento di dovermi prendere una pausa e di capire dove sono nella vita”. Parola di Kasia Smutniak, protagonista con Marco Foschi di Nelle tue mani diretto da Peter Del Monte, presentato in anteprima al festival di Torino e dal 14 marzo in 30 sale distribuito da Teodora Film. “Tormentatissima storia d’amore tra due non ventenni, cosa abbastanza rara nel panorama cinematografico italiano – dice Del Monte – Nelle tue mani nasce dalla mia predilezione per personaggi femminili instabili: rifletto sul rapporto tra l’ordine e il caos, con un astrofisico abituato a esplorare l’ignoto cosmico (Foschi) e una donna Mavi (Smutniak), che irrompe nella sua vita con la violenza di un meteorite”.
“Mavi – ribatte la Smutniak – è un personaggio complesso, difficile: a legarmi l’età della sua bambina, la stessa della mia Sophie. Ma, a differenza mia, Mavi vive il presente, è un animale selvaggio, segue il proprio istinto. Come le volpi abbandona la figlia, ma è difficile spiegare perchè: conosco tante persone così, non è pazzia, ma uno stato esistenziale”. A darle man forte, Del Monte: “Mi infastidisce come il cinema italiano racconta il femminile: nella migliore delle ipotesi, in modo idealizzato, e adolescenziale. Le donne vanno guardate per quello che sono: un misto di luce e tenebra. La stessa maternità non è solo un approdo rassicurante, ma zona d’ombra latente, che se non controllata può deflagrare. È il momento di chiamare le cose col proprio nome: non basta dire di una donna “è una pazza””.
Budget inferiore ai 700mila euro, Nelle tue mani “non è un film alla moda, per questo non è stato giudicato d’interesse culturale nazionale: è completamente autoprodotto, senza contributi pubblici”, dice Cesare Petrillo di Teodora, mentre il produttore Roberto Levi è “riconoscente agli attori che hanno rinunciato a gran parte del compenso, e a Peter che ha girato gratis: è come se fossimo tutti soci”. Gli fa eco Del Monte, sottolineando: “Non abbiamo chiesto finanziamenti né allo Stato né alla Rai, però va preso atto che, sia pure in misura finanziaria minore, i produttori si sono esposti in prima persona, mettendo il denaro di tasca propria: vorrei che questa generosità fosse premiata”.  
Girato in alta definizione (vent’anni fa Del Monte fu precursore nell’utilizzo dell’HD con Giulia e Giulia), Nelle tue mani per la Smutniak è stata un’esperienza forte: “Nella scena in cui mi spoglio, Mavi raggiunge l’apice dell’autolesionismo, della sofferenza, ma credo che spogliarsi dei propri sentimenti sia più difficile che farlo dei propri vestiti”. “Ho letto sceneggiatura un anno prima – dice il co-protagonista Marco Foschi – e ho avuto il tempo per sedimentare. Mi è stato chiesto di accogliere, come fa Teo, un lavoro in levare per un personaggio freddo, ma attratto dal mistero, al di là del razionale”.
L’ultima parola a Del Monte, che prima sgombra il campo dagli equivoci: “Raccontare la realtà italiana, fare il piccolo affresco sociale non rientra nelle mie corde: il film potrebbe sembrare anti-abortista, ma non c’era alcuna intenzione”, e poi conclude: “Per Teo, uomo razionale con bisogno di piccole certezze, il contatto con l’icognita Mavi è il suo viaggio “into the wild” (il film omonimo di Sean Penn, NdR), ma da animale metropolitano non ha bisogno di raggiungere l’Alaska per scoprire le terre selvagge dell’amore”.

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