Joker Phoenix

"Questa è una storia senza limiti e senza regole", dice l'attore. A Venezia 76 con l'attessisima origin story sul villain di Gotham City firmata da Todd Phillips
Joker Phoenix
Joaquin Phoenix - Foto Karen Di Paola
(Cinematografo.it/Adnkronos) – “Mi ha sempre attratto la complessità di Joker e ho pensato che sarebbe stato interessante esplorarne le origini visto che nessuno lo aveva ancora fatto. Parte del suo mistero stava proprio nel non avere un’origine definita, quindi Silver Scott e io ci siamo seduti a scrivere una versione di come poteva essere prima che tutti lo conoscessimo”.
Il regista Todd Phillips racconta così la genesi del Joker che porta oggi in concorso alla Mostra di Venezia e che uscirà in Italia il 3 ottobre prossimo (Warner Bros.), interpretato da un superbo Joaquin Phoenix.
“Questa è una storia senza regole e senza limiti – sottolinea l’attore, applauditissimo al suo arrivo in sala stampa – E l’attrattiva del personaggio sta proprio nell’essere poco definibile e in effetti non vogliamo nemmeno definirlo”, aggiunge dribblando le domande troppo numerose dei giornalisti.

L’Arthur Fleck-Joker di Phillips è un uomo che cerca di trovare il suo posto nella società in frantumi di Gotham City. Clown di giorno, la notte aspira a essere comico di cabaret, ma si accorge di essere uno zimbello. Prigioniero di un’esistenza ciclica e di una madre malata, tra apatia e crudeltà, Arthur prende una decisione sbagliata che innesca una reazione a catena.

Joker

In una storia completamente originale, scritta dallo stesso Phillips con Silver Scott, ci sono comunque degli elementi del personaggio della Dc Comics: “Abbiamo conservato certi elementi canonici e abbiamo ambientato la storia in una fatiscente Gotham City a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, epoca a cui risalgono alcuni grandi studi di personalità del cinema che amo. L’abbiamo scritta pensando a Joaquin Phoenix perché quando recita è capace di trasformarsi e va sempre fino in fondo. Speriamo di aver creato un personaggio per il quale emozionarsi, per cui parteggiare, fino al punto in cui non sarà più possibile”.
Il film è frutto di un lungo lavoro fatto dal regista assieme a Phoenix e che lo rendono uno “studio di personalità”. “Con Joaquin abbiamo iniziato a parlare molti mesi prima di girare. Andando in profondità su ogni dettaglio. Discussioni mai finite, perché fino all’ultimo giorno abbiamo scoperto dei nuovi lati di Joker, al punto che avrei voluto poter girare di più per rifare alcune scene alla luce di queste scoperte”, confessa il regista.
Phillips ammette che “non è stato facile convincere Dc e gli studios a farci fare così questo film”. A chi gli chiede se abbia attinto ispirazioni dalle versioni precedenti di Joker, Phillips assicura: “Non mi sono riferito a niente. Volevamo un approccio completamente nostro”.

Per interpretare Arthur-Joker, Phoenix dice di aver “iniziato lavorando su tema della perdita e infatti ho perso anche molto peso. Poi ho letto molto sulle personalità cosiddette malate ma non volevo ch Arthur potesse essere definito nemmeno al livello psichiatrico. Todd mi ha dato molti suggerimenti, poi ho capito e ho cominciato a scoprire pian piano diversi aspetti di questo personaggio”.

Phoenix spiega anche di essere stato attratto dalla parte luminosa del personaggio più che dalla sua tragedia: “A me piaceva la luce di Arthur, non solo il suo tormento. La sua lotta interiore per trovare una connessione con la società, la sua ricerca di calore”.
Nel film non mancano scene di violenza piuttosto crude (“in realtà – sottolinea il regista – sono pochissime rispetto ad altri film per il grande pubblico ma qui ti arrivano dritte al cuore per quanto è reale l’Arthur di Joaquin”). Poi aggiunge: “Non credo che l’obiettivo di questo Joker fosse vedere il mondo che bruciava. E questo non è un film politico. Credo che il nucleo del film stia nella sua ricerca personale di accettazione”.

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