Islam, Pitza e datteri

"Toni delicati su argomenti di solito drammatici", dice Fariborz Kamkari. Che assolda Battiston nel ruolo del veneziano convertito: "Parliamo con leggerezza dell’incontro tra religioni"
Islam, Pitza e datteri

Nato in Iran, curdo, studente di letteratura drammatica a Teheran, debuttante al cinema nel 2002, Fariborz Kamkari si è imposto all’attenzione con I fiori di Kirkuk (2010). Questa mattina ha presentato a Roma il suo nuovo film, Pitza e datteri. La lieve forzatura linguistica e l’abbinamento gastronomico azzardato sono un utile biglietto di presentazione della storia. Che prende il via quando la piccola comunità musulmana di Venezia viene sfrattata dalla sua moschea da una parrucchiera che trasforma il luogo in un salone di bellezza. In soccorso arriva un giovane e inesperto imam afghano. Presenti all’incontro il regista, Maud Buquet (la parrucchiera), Mehdi Meskar (l’imam), Ester Elisha (Fatima) e Giuseppe Battiston (Bepi). Kamkari spiega che il copione si è strutturato sui toni della commedia, toni delicati su argomenti di solito drammatici: “Sono partito dall’influenza di quella commedia italiana che invitata a riflettere in modo serio ma senza panico e senza paura. Sono un musulmano di prima generazione e so che un islamico simpatico non fa notizia. Ho voluto capovolgere i caratteri e rompere un cerchio stereotipato. Il film in realtà non parla di religione ma del disagio sociale di piccole comunità. In questa ottica rientra anche la donna con tutta la forza di cambiamento che mette in campo. Non ho paura di possibili reazioni di protesta anzi sono convinto che questo è il momento giusto per rileggere questi argomenti dentro una commedia brillante”.
Maud Buquet si dice “contenta di aver fatto parte di un film che parla di cose profonde senza timori. Dopo gli attentati di gennaio a Parigi, questo è un film positivo, che parla di umanità e non è offensivo”. Sulla stessa linea si muove Mehdi Meskar: “E’ un film che propone messaggi belli, l’incontro è importante al pari della convivenza e dell’apertura reciproca”.
Per Ester Elisha, “l’Islam non è un monolito, uno sguardo che arriva dall’interno è sempre utile, talvolta c’è più paura tra noi che verso gli altri. Nel racconto io sono un po’ l’alter ego del regista, una donna che si autodetermina”.
Nel ruolo di Bepi c’è Giuseppe Battiston: “L’idea di interpretare un veneziano convertito mi ha conquistato subito. Ho avvertito che attraverso Bepi c’era la possibilità di parlare con leggerezza dell’incontro tra religioni. Bepi, nobile decaduto e in rotta col sistema bancario, è un solitario che cerca di farsi accettare. Il fondamentalismo attecchisce anche dove c’è disperazione sociale”. Battiston anticipa poi che lo vedremo al cinema nel prossimo film di Gianni Zanasi, che sta completando la registrazione di 10 audiolibri sulle inchieste del commissario Maigret, che per l’autunno ha in progetto uno spettacolo omaggio sulle poesie in friulano di Pier Paolo Pasolini.
Distribuito da Bolero, Pitza e datteri va in sala il 28 maggio in 50/60 copie. All’incontro erano presenti alcuni esponenti dell’Orchestra di Piazza Vittorio, che ha curato la colonna sonora del film con brani che hanno restituito il clima multietnico e divertente della vicenda.

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