In sala: è La volta buona

Il film di Vincenzo Marra in controtendenza sull'emergenza Coronavirus, anticipa l'uscita al 12 marzo: "E' un momento in cui dobbiamo cercare di essere più inclusivi che esclusivi", dice Cesare Frangelli di Altrestorie
In sala: è La volta buona
La volta buona

In tempi di Coronavirus c’è chi fa scelte coraggiose e non posticipa, anzi addirittura anticipa l’uscita del proprio film. E’ il caso de La volta buona di Vincenzo Marra con Massimo Ghini, Max Tortora e Francesco Montanari in sala dal 12 marzo (in attesa di capire ulteriori evoluzioni legate ai decreti sull’emergenza in corso) distribuito da Tim Vision e Altre Storie

“Una decisione dovuta da parte nostra – commenta Cesare Fragnelli di Altrestorie -. Questa settimana sosteniamo il film di Diritti con Elio Germano, e la prossima questo di Marra. Speriamo che la paura possa scemare un po’. E’ un momento nel quale dobbiamo cercare di essere più inclusivi che esclusivi”.

Al centro c’è la storia di Bartolomeo (Ghini), un procuratore sportivo che negli anni ha sprecato tante occasioni e ora passa le sue giornate nei campetti di periferia sperando di trovare il nuovo Maradona. Un giorno riceve una telefonata: in Uruguay c’è un ragazzino di nome Pablito (Ramiro Garcia), un fuoriclasse che di sicuro sfonderà nel calcio italiano.

“Racconto un’Italia inedita attraverso il mondo del calcio, una storia che è anche quella di una paternità. Come nei film western sono partito dall’idea della pepita d’oro dei nostri giorni: un ragazzino che ha enormi potenzialità nel tirare il pallone”, dice Marra che conosce bene il Sud-America, continente dove ha vissuto per dieci anni.

Massimo Ghini in una scena de La volta buona

“Ho osservato quella parte di mondo. Lì poi ho conosciuto tanti italiani che si arrabattano, soprattutto in Uruguay. In generale ho voluto narrare uno dei sentimenti più forti delle società occidentali: quello della frustrazione. C’è un mondo di persone che aspetta perennemente che arrivi la volta buona, come il vecchietto che gioca al gratta e vinci in una tabaccheria”, prosegue il regista napoletano, che ha scritto questa storia di getto, in dieci giorni. “Subito dopo la morte di Mario Monicelli mi sono messo a scrivere- racconta-. Lui aveva molto affetto e stima per me. Un giorno, dopo aver visto i miei documentari girati a Napoli, mi disse: tu hai un altro braccio, un giorno lo userai. Questo film è un mio tentativo di rendere omaggio al grande maestro”.

Nella parte dei tre cinici procuratori sportivi: Massimo Ghini (“sono un italiano medio e adoro il calcio, ho anche scritto la prefazione al libro-biografia di Bruno Conti”), Max Tortora e Francesco Montanari. Nel cast anche il tredicenne Ramiro Garcia, un ragazzo argentino: “Lo trovai e aveva la stessa situazione del mio protagonista. Era stato portato a Roma da un talent scout italiano e viveva nella stanza con altri sette ragazzini sudamericani. Ora è tornato a Rosario in Argentina”.

Alle spalle di questo film c’è un grande lavoro di documentazione (Marra ha intervistato diversi procuratori) sul mercato di piccole future promesse da scoprire e rivendere a tutti i costi al miglior offerente, un mercato che ha molte ombre e poche luci: “Un’economia in mano a personaggi senza scrupoli che decidono il destino della vita di migliaia di calciatori poco più che bambini, soprattutto stranieri e provenienti da realtà difficili. Su 10.000 che partono forse uno arriva al calcio professionistico e non parlo solo di serie a. Per la storia mi sono anche ispirato alla figura di Messi. Non voglio entrare in aspetti medici, ma ci sono tanti calciatori negli anni settanta e ottanta che soffrivano di patologie importanti”.

Infine, tornando all’emergenza Coronavirus, Marra conclude: “Non si capisce bene la logica di chiudere le sale. In una sala di 100 posti, se 30 vanno a vedere il film si disperdono, stanno a debita distanza e vedono il film. Siamo bloccati dalla paura, ma questa è comunque una grande lezione che potrà servirci un domani”.

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