Il sogno di Bernal

"Vorrei una comune visione di realtà per l'uomo", dice l'attore. Protagonista del nuovo film di Michel Gondry
12 Gennaio 2007
Il sogno di Bernal
Gael Garcia Bernalne L'arte del sogno

“Nei sogni, come nel sesso e nel calcio, si può fare tutto, tutto è valido e rispettabile”. Così Gael Garcia Bernal, protagonista con Charlotte Gainsbourg de L’arte del sogno di Michel Gondry, che esce nelle sale italiane il 19 gennaio distribuito da Mikado. L’attore messicano, che nel film interpreta un ragazzo che non sa né vuole distinguere tra realtà e immaginazione,  ha accolto a Roma la notizia del suo inserimento nella giuria del prossimo festival di Berlino: “Sarà bello stare dall’altra parte e poter “uccidere” certi film – dice Bernal – ma l’attribuzione di questi grandi premi dipende dalle circostanze: un Oscar mi farebbe molto felice, ma è un pensiero che non faccio fatica a togliermi dalla mente”. Dopo il successo di critica e pubblico di Eternal Sunshine of the Spotless Mind, Michel Gondry dice di “aver sentito una fortissima pressione su L’arte del sogno, perchè per la prima volta non venivo giudicato sulla sola regia ma anche sulla sceneggiatura”. “Nonostante la propensione americana a razionalizzare tutto, ho seguito i miei sentimenti profondi – aggiunge Gondry – grazie a Bernal, che mi ha sempre esortato ad assecondare il mio cuore”. La sceneggiatura de L’arte del sogno era già pronta quando Gondry e Bernal si sono incontrati, ma poi – dice il regista transalpino – “l’ho riscritta pensando a lui, siamo diventati amici e abbiamo potuto abitare un territorio comune: il suo personaggio è stato partorito da entrambi”. Se Bernal sceglie un film “a livello organico: prima per la sceneggiatura e il regista, poi seguendo la mia fase esistenziale e le circostanze”, con Gondry “è stato un innamoramento artistico: abbiamo condiviso i nostri sogni e li abbiamo portati sullo schermo”. Comune a Bernal e Gondry è anche l’amore per l’aspetto artigianale del cinema: per L’arte del sogno Gondry ha utilizzato effetti speciali e tecniche di animazione artigianali (di ispirazione russa e ceca), “innanzitutto perché l’uso delle moderne tecnologie avrebbe creato un mondo diverso rispetto a quello che volevo nel film, e secondariamente perchè queste sequenze animate sono state girate 6 mesi prima della fotografia principale e poi proiettate su un grande schermo di fronte a cui gli attori recitavano”. “Non ho utilizzato il blue screen – prosegue Gondry – perché non volevo mancanza di comunicazione tra il film e gli attori, che viceversa così hanno potuto raggiungere lo stesso tono emotivo”. Da ultimo, parola al sognatore Bernal: “Il mio incubo ricorrente è lo stesso di tutti gli attori: non ricordare le battute sul palcoscenico, recitare Macbeth e dimenticare tutto, fuggire dal teatro inseguito dagli spettatori”. Per il suo Messico e per l’umanità, invece, la sua speranza è che si possa “trovare un comune sogno di realtà in cui tutti si possano riconoscere, al di là delle differenze etniche, religiose e culturali”.

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