Il dramma di Wenders

"Inquadro la differenza uomo-donna in termine di aspirazioni e visioni", dice Wim. In Concorso al Lido con Les beaux jours d'Aranjuez
“Ho deciso di fare un film dal dramma teatrale Les beaux jours d’Aranjuez del mio vecchio amico Peter Handke perché raramente è stata messa in evidenza in modo così chiaro la differenza tra uomini e donne per aspirazioni, aspettative e visione del passato”.
Così Wim Wenders parla di Les beaux jours d’Aranjuez, il film che porta in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia. Un film tutto incentrato su un dialogo tra un uomo ed una donna in una giornata estiva nel giardino di una casa di campagna che guarda Parigi in lontananza mentre sullo sfondo, dentro la casa, c’è lo scrittore che questo dialogo lo sta immaginando e scrivendo. Nelle proiezioni in anteprima per la stampa il film è stato applaudito ma non ha messo d’accordo tutti. Ad interpretare i due protagonisti sono Reda Kateb e Sophie Semin, mentre lo scrittore è Jens Harzer e c’è anche un cameo di Nick Cave che subentra al juke box dello scrittore nell’interpretazione di un suo brano.
“La cosa più affascinante di questo testo è che nonostante le differenze o proprio a causa delle differenze questo dialogo diventa molto accattivante: è un duello, un gioco fatto di domande e risposte”, dice il regista che ha girato questo film in 3D, una dimensione che aiuta lo spettatore nell’empatia sensoriale con i protagonisti. I due parlano di esperienze sessuali, infanzia, ricordi, estate. “I due attori protagonisti conducono questo commovente dialogo in maniera stupefacente, mentre gli alberi intorno a loro (di cui il 3D restituisce anche il minimo fruscio, ndr.) e la vista sulla pianura dell’Ile-de-France verso Parigi all’orizzonte, diventano lo sfondo di questo dramma intimo e inquietante”.

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