I ragazzi speciali di Tim Burton

“Il mio mondo? Meno strano di quello reale: oggi misuriamo l’autostima con i likes”, dice il regista. Che porta in Italia la sua ultima fantasia, Miss Peregrine
6 Dicembre 2016
Al cinema, In evidenza
I ragazzi speciali di Tim Burton

Rispetto a come lo ricordavamo, Tim Burton si è presentato a Roma con alcuni chili in meno e qualche sorriso in più. Solo l’outfit e il suo cinema sono rimasti gli stessi: squisitamente dark. Il regista è in Italia per il suo nuovo film, Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali (dal 15 dicembre in sala con 20th Century Fox), tratto anche questo da un romanzo per l’infanzia, dopo La fabbrica di cioccolata e Alice in Wonderland, dal primo libro di una trilogia scritta da Ransom Riggs.
La cosa curiosa è che Tim Burton confessa di non essere mai stato un gran lettore: “Da bambino ero più uno spettatore, sia di cinema che di televisione. Mi piacevano tantissimo i film con i mostri”. Qui ce ne sono a bizzeffe. Sono denominati i Vacui (dagli occhi senza pupille) e minacciano di distruggere un gruppo di ragazzi dotati di poteri speciali e la loro tutrice, la Miss Peregrine del titolo (che Burton ribattezza “Scary Poppins”). Ci riuscirebbero pure se il destino non portasse in dono ai più deboli Jacob, un adolescente schivo che, imbeccato dallo strampalato nonno, si ritroverà suo malgrado al centro di un’avventura incredibile a cavallo tra presente e passato.

Il film appartiene al prolifico filone del fantasy Young Adult, rivisitato ovviamente con il Burton touch. Ricco il cast: oltre ai camei di Samuel L. Jackson, Terence Stump, Rupert Everett e Judi Dench, c’è Eva Green, che nel cinema del regista sembra aver preso il posto dell’ex moglie Helena Bonham-Carter (“Sembra una diva del muto” dice di lei); e Asa Butterfield, il protagonista, uno che “dà sempre l’impressione di sentirsi a disagio, di essere fuori luogo. Proprio come me”, lo descrive il regista.
Che non ha problemi ad ammettere il rapporto da sempre simbiotico con i suoi personaggi: “In ognuno che ho creato c’è una parte di me, da Ed Wood a Batman, che è uno che si nasconde e ha una duplice natura. Anche se quello che sento più vicino resta Edward Mani di Forbice”.
Ma è tutto il suo cinema ad avere un movente personale, con quella ricorrenza più che sospetta di figure e temi: “Ogni film che faccio potrebbe tranquillamente essere il primo e l’ultimo”, dichiara Burton. E aggiunge: “Il cinema è una terapia per me. Una terapia molto costosa.”

Miss Peregrine - La casa dei ragazzi speciali

Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali

Una delle allegorie più burtoniane di Miss Peregrine riguarda proprio i Vacui, costretti a nutrirsi degli occhi dei bambini per poter tornare ad avere sembianze umane. Anche se, come dice Burton, la fascinazione per il libro parte da più lontano e tocca qualcosa di profondo, “il modo in cui mi ha fatto ricordare l’infanzia: Ransom Riggs ha costruito un romanzo partendo da vecchie foto. Anche io ne ho collezionate tante in vita mia: le vecchie foto non raccontano mai tutto, mantengono un minimo di poesia e di mistero. Oggi invece siamo bombardati da immagini a raffica, che provengono da ogni dove”.
Il che spiega anche una certa idiosincrasia del regista per tutto ciò che è tecnologico: “Ho un pessimo rapporto con la tecnologia. Se mi avvicino a un pc si fulmina”, scherza. Poi, più serio: “La cosa che mi fa più paura della tecnologia è che accade prima ancora di poterne misurare gli effetti”. Il discorso si allarga: “Viviamo in un mondo assai strano, un mondo dove i ragazzini misurano la propria autostima in base ai likes che ricevono. Un mondo imprevedibile. Dove sbagliano tutti: hanno sbagliato con la Brexit, con Trump. Vivo a Londra da 20 anni ma in America ci torno di tanto in tanto: credetemi, le facce degli americani dopo le elezioni erano letteralmente scioccate”.

Tanto vale rifugiarsi nei suoi di mondi che, come quello creato da Riggs “fondono due dimensioni, quella vera e quella di fantasia, per crearne una propria”. Un mondo alla Burton appunto, tra i pochissimi ancora oggi capaci di far dialogare diverse generazioni di spettatori. “Ho avuto una carriera particolare: ho sempre fatto film per le grandi major senza mai rinunciare a una cifra personale. Sono riuscito a navigare in mezzo”, chiosa il regista.
Che non ama parlare troppo dei suoi progetti futuri: “Io non pianifico, giro in base a quel che sento in quel momento”. Ma la Disney nella scorsa primavera ha annunciato che sarà lui a dirigere il live action di Dumbo: “Ogni volta che parlo di un possibile film da dirigere quello salta, quindi non dirò nulla”, dice e suona come una conferma indiretta.

Oltre che in Italia, Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali deve ancora sbarcare in un mercato strategico  come quello asiatico – a dicembre uscirà in Cina e Giappone – che potrebbe migliorare un trend al box office finora poco esaltante: costato 110 milioni di dollari, il film ne ha incassati poco più di 270 worldwide (86 dei quali negli Stati Uniti).

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