Hotel della memoria

"L'8 settembre '43 spartiacque della storia", dice Lizzani. Che racconta la strage degli ebrei italiani
22 Gennaio 2008
Hotel della memoria

Non solo Moccia nelle scuole italiane. Arriva (e per fortuna) anche Lizzani. Lo ha promesso oggi la Mikado che del suo ultimo film, Hotel Meina, è il distributore con 30 copie nei cinema a partire da venerdì 25 gennaio, la data utile più “prossima” al Giorno della Memoria, e con un tour nei licei della Penisola. Basato sull’omonimo libro di Marco Nozza, il film è corale e si concentra sulla vicenda di 16 ebrei italiani, provenienti dalla Grecia, ospiti dell’Hotel Meina. A seguito dell’armistizio dell’8 settembre e dell’arrivo nella località sul Lago Maggiore di un reparto di SS, il gruppo sarà prima ghettizzato in una stanza dell’albergo e poi massacrato. A 85 anni compiuti, con Monicelli Carlo Lizzani è tra i pochi Maestri del cinema italiano che hanno ancora la forza, voglia e volontà di testimoniare sul grande schermo la nostra Storia. E in particolare, nel caso di Lizzani, quella degli ultimi anni del secondo conflitto mondiale. “L’8 settembre del ’43 ha rappresentato uno spartiacque tra due epoche della storia italiana”, dichiara il regista, che nel 2003 aveva ambientato negli stessi anni anche la sua fiction televisiva Maria José l’ultima regina. “In Hotel Meina si simboleggia il gioco perverso del gatto col topo che venne a crearsi in Italia, il cui repentino cambiamento di rotta scatenò le tragedie umane che conosciamo. Il confine con la Svizzera poi fu emblematico in quanto via di fuga; nel libro di Nozza si parla di 56 ebrei trucidati ma nel film abbiamo raccontato solo la storia dei 16 ospiti dell’hotel”. Il film, già presentato in anteprima mondiale come evento speciale all’ultima Mostra di Venezia, doveva inizialmente essere diretto da Pasquale Squitieri. Le polemiche sorte sul cambio di mano dietro la cinepresa, sono state oggi placate dallo stesso Lizzani in concerto con la produttrice Ida Di Benedetto: “Tra noi cineasti si usa fair-play – ha sottolineato il regista. Quando ho saputo da Ida che tra loro non c’era stato accordo sulle versioni della sceneggiatura e con Pasquale si era sciolto il contratto, ho potuto prendere in mano il film”. Dei circa 110′ di pellicola, Lizzani pare soddisfatto: “Siamo riusciti a non rinunciare a nulla tra le scene principali. La misura sembra quella giusta per le intenzioni del racconto e ritengo – in ultima analisi – che due ore siano la durata perfetta per un lavoro cinematografico equlibrato”. Un lavoro che offre l’interpretazione di un nutrito “coro” di attori internazionali con una decisa concentrazione su un personaggio, la tedesca “buona” Cora Bern (Ursula Buschhorn). “Per me è lei la vera eroina perché rappresenta la condanna delle atrocità del nazismo dal di dentro”, spiega il regista. “Troppo facile giudicare dall’esterno, ben più arduo prendere posizione condannando i compatrioti. La mia testimonianza è personale: nel ’47 soggiornai a lungo a Berlino con Rossellini ed ebbi l’occasione di incontrare cittadini tedeschi che combattevano contro Hitler e i suoi orrori, come i reduci della Rosa Bianca. Con Cora mi è sembrato di dare giusta rilevanza a queste figure”. Oggi la storia del nostro passato, però, non appare quasi più al cinema, se non per mano dei grandi “vecchi”. E su questo Carlo Lizzani non risparmia parole: “Al cinema la raccontiamo solo noi vecchi, in tv però potrebbero mandare in onda più spesso i grandi film della storia del nostro cinema. Purtroppo, invece, denuncio un’assenza vergognosa”.

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