Gentilezze per gli Orsi

Apre stasera la 69. Berlinale con The Kindness of Strangers, il nuovo dramma della danese Lone Scherfig: "Racconto la carità personale degli americani"
7 Febbraio 2019
Festival, In evidenza
Gentilezze per gli Orsi

Apre stasera la 69. Berlinale con The Kindness of Strangers, il nuovo dramma della regista danese Lone Scherfig. L’ultima Berlinale a guida Dieter Kosslick, dopo diciotto anni. “Il talento di Scherfig per la costruzione dei personaggi, le grandi emozioni e il sottile umorismo promettono un inizio di festival sfolgorante“, dice il direttore. Kosslick vede nel festival di quest’anno un focus sulle storie di famiglia. “Sul dissezionamento delle dinamiche familiari“.

Ed è una storia familiare assai difficile quella del film di Scherfig in concorso per l’Orso d’oro. Ma anche una lettera d’amore alla città che non dorme mai: New York City. Il racconto è cucito su personaggi le cui vite si incrociano in un ristorante russo di New York. C’è Clara (ottima e incantevole Zoe Kazan), una madre che fugge con i due figli piccoli dal marito poliziotto violento e sadico; Alice (Andrea Riseborough), una timida infermiera che ha trovato la sua ragione di vita (e professionale) nel dirigere un gruppo di terapia basata sul perdono; Marc (Tahar Rahim), ex detenuto e  gestore del ristorante; Jeff (Landry Jones), un giovane alla disperata ricerca di un lavoro; John Peter (Jay Baruchel), un avvocato dall’ etica altissima ma bassa autostima; e Timofey (Bill Nighy), il proprietario del ristorante e  nipote di immigrati russi.

Scherfig, che ha ricevuto una nomination all’Oscar per An Education, in conferenza ha raccontato che “la genesi del progetto è il bisogno di fare un film su persone che rappresentano, ciascuna di esse,  le preoccupazioni contemporanee più assillanti”. Per sottolineare il valore simbolico dei personaggi, era necessario che i protagonisti fossero estranei tra di loro. “E’ prima di tutto una storia d’amore non solo tra un uomo e una donna, ma tra amici, una madre e i suoi figli, un capo e il suo dipendente”. Un film sul valore (cristiano), il senso e l’importanza di essere e sentirsi amati dagli estranei.“Come suggerisce il titolo”, prosegue Scherfig, “parla  di beneficenza e, più precisamente, del peso della charity negli Stati Uniti, specialmente a New York City. Una carità che in America è personale, non politica, come in Scandinavia, dove le persone aiutano gli altri pagando le tasse”.  E aggiunge che, in definitiva, i personaggi del film non sono personaggi politicizzati o addirittura eroici; non discutono mai il tema di fondo del film, ma sono ritratti da una prospettiva emotiva.

Una Berlinale al femminile più di sempre quella di quest’anno. In sette dei 17 film in concorso, il 41%, la regia è in mano alle donne. “Non è il 50 percento”, afferma Kosslick, “ma molto più di qualsiasi altro grande festival cinematografico. Un altro motivo di orgoglio”. Sul tappeto rosso stasera, tra altre star, Juliette Binoche, quest’anno a capo della giuria,  l’attore britannico Bill Nighy,  Charlotte Rampling, Fatih Akin, Diane Krüger.

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