Easy Living, crescere a Ventimiglia

Una commedia malinconica che affronta il tema della migrazione: "Volevamo arrivare a più persone possibili, perciò abbiamo scelto il punto di vista di un ragazzo" dicono i registi. Nelle sale da 24 settembre con I Wonder
17 Settembre 2020
Al cinema, In evidenza
Easy Living, crescere a Ventimiglia

Ventimiglia, città di frontiera. E’ qui, al confine tra l’Italia e la Francia, che si svolge l’opera prima di Orso e Peter Miyakawa dal titolo Easy Living – La vita facile, che uscirà nelle sale il 24 settembre distribuita da I Wonder Pictures e Unipol Biografilm Collection.

Una “commedia malinconica” che affronta il tema della migrazione e che vede protagonisti quattro giovani: il quattordicenne Brando (James Miyakawa), l’universitaria Camilla (Camilla Semino Favro), che contrabbanda medicine e sigarette alla frontiera italo-francese, il bizzarro maestro di tennis americano Don (Manoel Hudec), che sogna di fare il pittore, e infine Elvis (Alberto Boubakar Malanchino), un migrante clandestino che vorrebbe tanto raggiungere sua moglie a Parigi.

“Tutte le nostre estati le abbiamo trascorse a Ventimiglia e da qui è nata l’idea del film. Siamo cresciuti negli anni settanta, nell’area Schengen, per cui la frontiera era un posto abbandonato, a pochi metri dal mare, arrugginita nella salsedine, che si attraversava solo per comprare alcool e farmaci. Dopo il 2015 la frontiera è tornata ad essere tale con posti di blocco e militari e migliaia di migranti hanno cominciato a concentrarsi lì, bloccati anche alcuni mesi, nella speranza di arrivare in Francia”, racconta Orso, che insieme al fratello, ha scelto di raccontare l’immigrazione in chiave leggera e con un’atmosfera un po’ “da favola”.

“Sono stati fatti tanti film drammatici su questo tema e questo talvolta crea un ulteriore confine – spiega Peter-. Noi volevamo arrivare a più persone possibili. Anche per questo abbiamo scelto di raccontare tutto attraverso il punto di vista di un ragazzo, quello di Brando, che poi è anche nostro fratello”.

E poi precisano: “Abbiamo anche voluto evitare un approccio di tipo documentaristico, perché ci sembrava troppo presuntuoso da parte nostra. Però, prima di girare questo film, abbiamo passato varie settimane a Ventimiglia cercando di conoscere a fondo le persone del luogo. Un luogo di speranza e di dolore, pieno dei nostri ricordi d’infanzia”.

Ma come è dirigere un film insieme al proprio fratello? “Abbiamo studiato insieme negli Stati Uniti, poi siamo tornati in Italia e abbiamo aperto una piccola casa di produzione. Non giriamo una scena per uno come fanno i fratelli Taviani. Entrambi facciamo tutto ed è bello perché condividiamo gli stessi ricordi, la stessa mentalità e lo stesso umorismo”, dice Orso. E Peter conclude: “Sul set è come se fossimo una persona molto grassa con due teste”.

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